E’ la politica del nulla, tanti spot e niente idee

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E’ la politica del nulla, tanti spot e niente idee

E’ Torre Annunziata, ma potrebbe essere una strada qualunque di una città della Campania. Un’immagine iconica, che racconta meglio di tante parole una realtà purtroppo incontrovertibile: la distanza tra la politica e il mondo reale. Tra le chiacchiere e le idiozie social a cui si è ridotta la nobile arte, e i bisogni concreti della gente. Tra gli affanni dei circa 500 aspiranti all’ambita (e remunerativa) poltrona di consigliere regionale, e quelli di chi ai problemi cronici del nostro territorio ha dovuto aggiungere anche quelli causati dal Covid. Direttamente e indirettamente. Già, la maledetta pandemia: da mesi non si parla che di mascherine, tamponi, contagi, virus, vaccini e ordinanze. Anche questa campagna elettorale ormai conclusa, la prima (e si spera anche l’ultima) dell’epoca Covid, passerà agli annali per l’inconsistenza del “dibattito” politico che l’ha caratterizzato. A partire dai candidati presidenti di Regione fino all’ultimo aspirante consigliere regionale e comunale, ognuno ha sentito irresistibile il diritto-dovere di prospettare all’universo mondo la propria personale ricetta per governare un fenomeno che persino gli addetti ai lavori, ancora oggi, fanno fatica a comprendere fino in fondo. Ma tant’è. La politica, questa politica, è ormai quell’arte che permette a tutti e a ciascuno di discettare su tutto lo scibile umano, spesso senza saperne «una beata minchia», per dirla con Cetto Laqualunque, che da personaggio da film è purtroppo diventato, ormai, paradigma dell’homo politicus italiota. Ma a ben riflettere, per qualcuno la pandemia è stata una manna dal cielo, altro che maledizione: meglio discutere del nulla, che affrontare e – non sia mai…- proporre valide soluzioni per problemi più alla portata. Un esempio? Detto fatto: qualcuno in questa lunga campagna elettorale può affermare di essersi imbattuto, anche per sbaglio, in un ragionamento serio su come combattere la camorra? Certo, si sa che «il problema della Campania è il traffico», parafrasando il Benigni di Johnny Stecchino, ma qualche disagio nelle nostre realtà la criminalità organizzata pare lo stia creando ancora. Ma forse a ben vedere meglio questo assordante silenzio, al riguardo, piuttosto che il solito repertorio di retorica, riti e rituali inconcludenti e fini a se stessi. Eppure, da qualche parte bisognerà pur ripartire per ricostruire il tessuto civile, umano, sociale, prima ancora che economico e produttivo, delle nostre città. Sia chiaro: meglio non farsi eccessive illusioni, ché di supereroi in arrivo, all’orizzonte non se ne vedono. Ma un buon punto di partenza sarebbe fare un po’ di pulizia. Togliere di mezzo un po’ di monnezza – reale e metaforica – dalla politica, per farla tornare un po’ più nobile e un po’ meno discarica. Come? Non esistono ricette garantite, ma poche certezze. La prima, forse l’unica, è che il primo vaccino efficace contro il dilagare della monnezza, in ogni campo, è la conoscenza. Intesa come cultura, istruzione, educazione. Ripartire dalle basi. Certo, non è cosa facile né rapida, ma se non si inizia non ci si riuscirà mai. E la monnezza avrà sempre partita vinta a tavolino. Per la mancata presenza di avversari.