Il professor Ascierto: “A ottobre pronti per la sperimentazione del vaccino al Pascale”

Redazione,  

Il professor Ascierto: “A ottobre pronti per la sperimentazione del vaccino al Pascale”

Professor Ascierto, i contagi aumentano. Lei ritiene che questi siano numeri che possano essere tenuti sotto controllo? «L’incremento dei contagi che osserviamo in questi giorni è conseguente a diversi comportamenti meno responsabili rispetto a quelli tenuti nei primi periodi post lockdown. I numeri possono essere contenuti se ognuno di noi avrà un alto senso di responsabilità e continuerà a seguire le regole del distanziamento sociale e dell’utilizzo dei DPI correttamente».

All’estero c’è chi ricorre al lockdown. Rischiamo anche noi?

«Il lockdown è stato utile per arrestare la curva di crescita della prima ondata della pandemia. Ma ha avuto un effetto drastico sia sull’economia che sulla psicologia di chi lo ha subito. Sono convito che, se verranno rispettate le regole di contenimento dell’infezione, non sarà necessario ricorrere a questa misura».

A ottobre al Pascale partirà la sperimentazione del vaccino. Di cosa si tratta e come sarà organizzata la sperimentazione? «Il protocollo sul vaccino prevede la collaborazione con lo Spallanzani di Roma e l’università di Milano Bicocca. Ogni centro avrà la possibilità di reclutare volontari sani che presentino determinate caratteristiche fisiche. Dopo la somministrazione del vaccino verranno eseguiti diversi prelievi e diverse visite di controllo che serviranno a confermare sia l’efficacia del vaccino con misurazioni del titolo anticorpale contro il SARS CoV2 sia a valutare e intercettare potenziali eventi avversi».

La scorsa settimana il vaccino a cui lavora Oxford e che viene prodotto in Italia ha subito uno stop inatteso. E’ una prassi normale?

«Se si verifica un evento avverso serio su un volontario sano è doveroso fermarsi con la sperimentazione e capire che cosa è successo».

Nel frattempo c’è chi dice che le cure potrebbero aiutare meglio e di più di un vaccino. Lei concorda? Ed a che punto sono? «La saggezza popolare dice che “prevenire è meglio che curare” e qualsiasi medico è d’accordo con questa affermazione. Avere un vaccino efficace e sicuro è la miglior cosa che possiamo ricercare, lo si è detto fin dall’inizio della pandemia.  Sapere come curare il COVID19, avere altri farmaci quando la malattia è conclamata, è utile soprattutto in questa fase di attesa del vaccino. Diversi sono i farmaci che sono stati testati in questa fase e tuttora sono in corso le sperimentazioni cliniche. Qualche dato scientifico che conferma l’efficacia però è disponibile.  Tra gli antivirali i maggiori risultati sono stati ottenuti dal remdesivir, un farmaco che è stato sviluppato all’inizio per l’ebola. Per le sindromi da COVID 19 sappiamo che il desametasone è utile. Dati incoraggianti li abbiamo avuti con altri farmaci come gli anti IL6 soprattutto nei pazienti in subintesiva».

La cura che porta il suo nome, continua a riscuotere successi.

«Ottime notizie oltreoceano dal trial di fase III EMPACTA che ha valutato l’efficacia del tocilizumab in aggiunta alle terapie standard rispetto alle sole terapie standard. Il tocilizumab si è mostrato utile nel ridurre del 44% il rischio di andare incontro a ventilazione meccanica o morte rispetto a chi non ha ricevuto il farmaco. Questo risultato avvalora quella che è stata la nostra impressione sul campo, ovvero l’utilità del tocilizumab nel ridurre il rischio di aggravamento nei pazienti in subintesiva, quando vi è una vera e propria tempesta citochinica in corso». Rispetto alla scorsa primavera, secondo lei, anche i medici sono più preparati nella gestione di casi più difficili da trattare? «Assolutamente sì, anche se il sospetto clinico di COVID 19, l’isolamento del paziente, la conferma diagnostica con l’analisi del tampone e il trattamento precoce della sintomatologia sono fondamentali per diminuire sia il numero di pazienti gravi che il numero di potenziali infetti». Sta anche aumentando l’età media dei contagiati e salgono i ricoveri. La sanità campana è pronta per una nuova emergenza?

«L’aumento dell’età media è una cosa che ci si aspettava. Se a essere contagiati prima erano i ragazzi ora sono i parenti. Si è lavorato a lungo per aumentare i posti letto, allestire percorsi dedicati ai pazienti con il Covid e incrementare il personale sanitario per far fronte a questa emergenza».