Castellamma di Stabia. Pestato a sangue, tre condanne

Ciro Formisano,  

Castellamma di Stabia. Pestato a sangue, tre condanne

Tre anni e quattro mesi al nipote del boss del clan D’Alessandro e sette anni di carcere complessivi per gli altri due imputati. Si chiude con questo verdetto il processo, di primo grado, a carico dei tre giovani accusati di aver rapinato e pestato a sangue un ragazzo all’interno della villa comunale di Castellammare di Stabia il 22 agosto 2018. L’epilogo di un procedimento che racconta, tra le sue trame, l’emergenza legata alla terribile spirale di violenza che da tempo travolge la città. L’episodio in questione, infatti, è avvenuto a poche centinaia di metri da luogo nel quale è stato massacrato di botte, l’1 agosto scorso, un carabiniere libero dal servizio. La condanna più dura è stata per Giovanni Carrese, ventunenne di Castellammare. Carrese è stato l’unico degli imputati che i giudici hanno riconosciuto colpevole sia del reato di rapina che di quello di lesioni. A lui il tribunale (collegio presieduto dal giudice Riccardo Sena) ha inflitto una condanna a 4 anni e mezzo di carcere. Tre anni e quattro mesi a testa, invece, per Salvatore Di Martino, ventenne di Vico Equense, e per Giuseppe Verdoliva, nipote omonimo del boss del clan D’Alessandro. Suo nonno fu ucciso nella guerra di camorra tra la cosca di Scanzano e il clan emergente degli Omobono-Scarpa agli inizi del 2000. Per entrambi – Verdoliva è difeso dall’avvocato Antonio de Martino – è scattata l’assoluzione per la rapina e la condanna per le lesioni.Nel corso del dibattimento, evidentemente, il collegio difensivo ha dimostrato la loro estraneità ai fatti su questo punto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti la vittima sarebbe stata bloccata nel cuore della notte ai piedi dell’arenile. Pestato e rapinato senza pietà. Al punto che sarà costretto a sottoporsi a un delicato intervento chirurgico per ricostruire lo zigomo fratturato. Dal referto medico scatta l’inchiesta. I poliziotti acquisiscono le immagini di video sorveglianza della zona. Dettagli che associati ad alcune testimonianze, raccolte nei mesi successivi, individuano nei tre arrestati i presunti protagonisti del folle pestaggio. E non solo. Gli investigatori riescono anche a ricostruire il movente dell’aggressione. Una vendetta d’amore legata – sostiene l’accusa – al fatto che la vittima stesse frequentando l’ex fidanzata di uno dei tre giovani finiti nei guai. ©riproduzione riservata

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