Sì al referendum, perde la politica: godono i populisti

Redazione,  

Sì al referendum, perde la politica: godono i populisti

Luigi Di Maio parla di “risultato storico”. Nicola Zingaretti dice che “il Pd è stato decisivo e che ora parte la stagione delle riforme”. La Lega si lecca le ferite, ma sorride alla vittoria del Sì. Anche Giorgia Meloni, che punta adesso alla leadership del centrodestra, sostiene l’idea di una “vittoria di Fratelli d’Italia. Come nella migliore tradizione italiana, infatti, la vittoria del sì al referendum sul taglio dei parlamentari ha molti padri. E, questi, litigano tra di loro. E’ un populismo colorato e variopinto quello che regala all’Italia una riforma costituzionale raffazzonata e claudicante. Aver parlato alla pancia degli elettori ha prodotto la solita furia iconoclasta che, soprattutto al Sud dove il reddito di cittadinanza riempie le tasche di molti cittadini, ha alimentato la rabbia di chi “voleva tagliare il posto a chi guadagna migliaia di euro al mese”. Inutili, in queste settimane, gli appelli di costituzionalisti o di analisti politici che evidenziavano come tagliare il numero dei parlamentari rappresentasse “una scelta errata e demagogica che non avrebbe inciso sulla qualità degli eletti, anzi alimentando l’idea che in Parlamento da questo momento in poi sarebbero entrati i nominati o quelli fortemente sponsorizzati dalle lobbies”. Ironia della sorte è una riforma che sconfessa anche chi oggi sorride per averla voluta. Perché se i numeri sono quelli, l’altra faccia della medaglia, è che diventano un duro atto d’accusa, in chiave populista, a tutte le forze politiche, anche a quelle che si sono spese per il Sì. Segno che la gente è stanca della politica e soprattutto di questo modo di fare politica. Quello, giusto per intenderci, dell’uno vale uno quando riguarda gli altri e dei super consulenti made in Pomigliano quando si tratta di riempire lo staff del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Nonostante l’incubo Covid e la paura del voto, l’affluenza definitiva è stata particolarmente alta chiudendo col 53,84% alla chiusura dei seggi in tutta Italia. Quello di ieri, del resto è stato il quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica. Gli appuntamenti precedenti sono stati: quello del 2001, dedicato alla riforma del Titolo V e che vide prevalere il ‘sì’; quello del 2006, sulla cosiddetta ‘devolution’, quando invece prevalse il ‘no’; quello del 2016, per un progetto di riforma della seconda parte della costituzione, e ancora una volta si impose il ‘no’. In media con gli altri appuntamenti costituzionali l’affluenza registrata con la scadenza di oggi, che ha invitato gli italiani a esprimersi per confermare il taglio degli eletti alla Camera e al Senato: la percentuale di partecipazione, non vincolante per il raggiungimento del quorum, è stata del 53,8%, con i picchi massimi registrati nel Nord, come confermano gli esiti della Valle d’Aosta (73,5%), Trentino Alto Adige (70,9%) e Veneto (67,5%); affluenza più contenuta al Sud, nonostante il 61% della Campania, confermata però dal 35,7% della Sardegna e dal 45,2% della Calabria. Ma, il dato più interessante politicamente, è che è soprattutto al Sud ed in Campania in maniera particolare che il Sì ha stravinto. In provincia di Napoli la palma di città a favore degli taglio del parlamentari va a Lettere che con l’84,8% si piazza al primo posto. Boscoreale raggiunge l’82,6%, mentre percentuali nette a favore del sì anche a Torre del Greco ed Ercolano con l’81%. Più su addirittura Torre Annunziata con il suo 83%. A Terzigno, dove si votava anche per le Comunali, il Sì raggiunge l’81,4%, mentre a Pompei, altro comune al voto, l’80,1%. Castellammare mitiga lievemente il trionfo del Sì con un 77,8%, mentre ad Agerola il Sì prende il 74,7%. Sempre sui Monti Lattari, 77,0% per Gragnano, a Vico Equense il 76,39%, a Capri scende sotto il muro del 70% con un 68%. Palma Campania si attesta al 79,4%, Ottaviano al 78,3% e Nola al 76,3%.  Analizzando numeri e dati, dunque, è il Sud a far alzare in maniera così clamorosa l’asticella verso il Sì nel Mezzogiorno. Nelle Regioni del Nord, infatti, la forbice tra Sì e No è molto più limitata. Non è un caso che, proprio nelle regioni del Sud, ed in Campania in particolare, vi sia il più alto riferimento di percettori del reddito di cittadinanza. Un dato che, sicuramente, contribuisce, insieme alla disaffezione per la politica, a tenere alta la barra della rivolta populista contro i governanti, di qualsiasi colore politico siano.  Una riforma del resto che, così come è stata studiata, non cambia di una virgola la questione politica. Il vero nodo continua ad essere quello della competenza, della capacità di chi viene eletto e non del numero dei parlamentari. Nei giorni scorsi, infatti, girava tra i sostenitori del “No” un simpatico raffronto. “Se hai 100 litri di Tavernello, togliendone dici non avrai mai un Montepulciano”. Evidentemente chi è andato al voto sapeva di avere a che fare con tanti, troppi Tavernello. Ed a quelli vuole far pagare il conto.