Andrea Ripa

Il voto disgiunto rischia di eleggere un sindaco debole, lo spettro “dell’anatra zoppa” sulle elezioni di Terzigno

Andrea Ripa,  

Il voto disgiunto rischia di eleggere un sindaco debole, lo spettro “dell’anatra zoppa” sulle elezioni di Terzigno

In politica è un caso più unico che raro. L’esito delle elezioni amministrative del 20 e 21 settembre scorso rischia di delineare un quadro amministrativo precario, con un sindaco debole che potrebbe incappare in una sfiducia lampo. Un caso che, alla luce dei risvolti legati al responso delle urne, va preso in considerazione in vista del testa a testa in programma tra 2 settimane tra Vincenzo Aquino e Francesco Ranieri. Tutta colpa del voto disgiunto che a Terzigno potrebbe generare un caos politico senza fine. Ranieri, finito cento voti sotto le sue liste, non ha conquistato il 50+1 delle preferenze, a differenza delle sue quattro civiche che hanno sfondato la soglia. Così mentre la sua maggioranza è blindatissima – 9 consiglieri sono sicuri di essere eletti ma potrebbero non avere il proprio sindaco – il primo cittadino uscente dovrà sudare la fascia tricolore fino all’ultimo. Dall’altro lato Aquino, ancora in corsa, rischia di vincere e tornare a casa perché si ritroverebbe a capo di una «non maggioranza», sarebbe a rischio sfiducia dal primo giorno. Eppure questa particolare evenienza in America viene definita sindrome de “l’anatra zoppa”: cioè un mandato che rischia di finire prima ancora di iniziare. Questa situazione, con l’attuale legge elettorale per i comuni, può verificarsi nel caso in cui un gruppo di liste collegate al primo turno ottenga almeno il 50% più uno dei voti validi, mentre la maggioranza dei voti per il candidato a sindaco vada ad un sindaco sostenuto da un altro gruppo di liste. Un caso più unico che raro in politica. Eppure è una delle tante possibilità legate a una tornata elettorale strana, finita con la mancata assegnazione del sindaco – che sarà deciso con il ballottaggio – a differenza di un quadro politico legato agli schieramenti chiaro e netto. Se dovesse vincere Ranieri si troverebbe con una maggioranza granitica, uscita fuori dalle urne e dall’exploit di oltre il 50% delle liste: Genny Falciano, Pasquale Ciaravola, Serafino Ambrosio, Tina Ambrosio, Antonio Mosca e Angela Miranda, Massimo Annunziata, Antonio Vaiano, Luigi Canestrino e Biagio Ferraro nella maggioranza; mentre all’opposizione Vincenzo Aquino, Franco Nappo, Maria Grazia Sabella, Salvatore Carillo e Domenico Auricchio. E fin qui tutto normale, perché sarebbero rispettati gli equilibri legati alla campagna elettorale. Se dovesse vincere Vincenzo Aquino si scatenerebbe il caos. L’avvocato arrivato secondo alle urne si ritroverebbe con una maggioranza di soli 6 consiglieri: Franco Nappo, Maria Grazia Sabella, Maria Immacolata Di Guido, Salvatore Carillo, Nunzia Gragnaniello e Domenico Auricchio; mentre all’opposizione sederebbero Stefano Pagano, Francesco Ranieri, Genny Falciano, Pasquale Ciaravola, Serafino Ambrosio, Tina Ambrosio, Antonio Mosca, Antonio Vaiano, Massimo Annunziata e Luigi Canestrino. Un equilibrio debole che imporrebbe ad Aquino accordi con le forze a lui avverse per evitare lo scioglimento prima ancora di iniziare. Un caso più unico che raro che rischia di far nascere un’amministrazione debole senza governabilità.

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