Giovanna Salvati

Torre Annunziata. La lettera-rabbia dopo le bombe: ««Odio la camorra: lo Stato deve liberarci»

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. La lettera-rabbia dopo le bombe: ««Odio la camorra: lo Stato deve liberarci»

Torre Annunziata. «La mia amatissima città, luogo dove sono cresciuta e mi sono formata sotto l’aspetto spirituale, culturale e personale, grazie all’aiuto di tantissime persone per bene e con sani principi, che hanno nel cuore l’amore per il prossimo, è stata colpita violentemente da innumerevoli episodi di criminalità». Comincia così la lettera-sfogo di una giovane ragazza di Torre Annunziata dell’oratorio salesiano. Ha 24 anni e vive in uno dei quartieri degradati della città. Roccaforte del clan e culla dell’abbandono. Nei suoi occhi la speranza di un riscatto ma anche la paura di diventare una delle tante vittime di un sistema malato. Lancia il suo appello allo Stato, alla politica, alle forze dell’ordine e ai giovani come lei che hanno smesso di credere dopo aver toccato con mano la crudeltà spietata della camorra che ha piazzato un’altra bomba carta a pochi passi dalla sua abitazione. «Tutto questo mi rattrista – scrive- perché la mia città non merita questo. Vivendola intensamente, posso testimoniare che conosco molte persone, miei concittadini torresi, che hanno un cuore grande capace di operare per il bene di ogni singolo individuo, specialmente per i più poveri e bisognosi. Quindi la normalità sarebbe quella di ricordare ogni giorno la forza e il coraggio di queste persone, che non si stancano mai di portare benessere alla città e di proteggerla da coloro che la vogliono calpestare, agendo così sull’esempio di Giancarlo Siani. Questa dovrebbe essere la normalità, ma non è così, purtroppo». Poi il racconto: «È diventato normale, essere coinvolti ingiustamente in episodi di criminalità, e rimanere in silenzio, senza nemmeno scandalizzarsi per ciò. È capitato anche a me qualche giorno fa di essere svegliata nel pieno della notte, per una bomba carta esplosa a pochi metri da casa mia». Abita a pochi passi da via Caccia , dove alcune notti fa è esplosa una bomba carta «È stata una cosa orribile, – continua mentre gli occhi diventano lucidi – perché a svegliarmi non è stato il botto pesante, ma la paura avvertita nel sonno che mi ha fatto andare di corsa, con le lacrime agli occhi, nella camera dei miei genitori per controllare se stessero bene. Stavano bene, terrorizzati però, come lo ero io. Dopo lo spavento, abbiamo notato che alcuni vetri di casa nostra si erano rotti: abbiamo passato tutta la notte a raccogliere quei pezzi che alimentavano in noi tanta rabbia e desolazione per l’accaduto». Ma nonostante la paura e la rabbia conclude: «Allo Stato dico fate presto, ai ragazzi non abbiate paura di stare dalla parte della giustizia, della verità e dell’onestà. Spero che nella vita voi possiate scegliere ogni giorno di essere felici, e si è felici solo se si porta serenità a chi ci è accanto». Tanta dose di ottimismo nonostante intorno a quella ragazzina continuino a girare solo bombe, auto incendiate e raffica di colpi di arma da fuoco e anche kalashinkov. Una camorra che non molla e alza il tiro determinata ad una guerra tra clan sempre più spietata. @riproduzione riservata

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