L’appello disperato degli imprenditori di Torre Annunziata: «Stritolati dalla camorra: prendeteli o scappiamo»

Ciro Formisano e Giovanna Salvati,  

L’appello disperato degli imprenditori di Torre Annunziata: «Stritolati dalla camorra: prendeteli o scappiamo»

Non si sono piegati alle bombe. Non si sono fermati davanti alle richieste estorsive di vecchi e nuovi boss. Hanno resistito anche alla voglia di scappare da una città diventata un deserto di speranze infrante, tra camorra e malaffare. Alla fine, grazie ai loro racconti, è nata un’indagine che ha portato all’arresto dei presunti esattori della malavita. Fiumi di parole per rompere un silenzio durato un decennio. Un silenzio che ha rafforzato il potere della criminalità organizzata a Torre Annunziata. Parole, racconti, retroscena, nomi e cognomi. Tutti nei verbali firmati da quei due imprenditori-coraggio che hanno creduto nello Stato. In lacrime hanno vuotato il sacco, dopo anni e anni di vessazioni e soprusi. Nelle loro attività commerciali, messe su tra sacrifici e stenti, erano entrati due dei componenti del sodalizio criminale. Idee chiare e un solo obiettivo: incassare soldi. Richieste estorsive assurde che partivano addirittura da centomila euro. Ogni imprenditore doveva versare la somma in due trance. E guai a ribellarsi. Bombe e stese, danni alle attività erano il prezzo da pagare. Ma il coraggio ha prevalso e quando sono entrati in caserma, convocati dopo le intimidazioni, hanno avuto la forza di riconoscere chi li aveva minacciati. «Non è possibile che dobbiamo essere ostaggio di queste persone» hanno ripetuto mentre raccontavano il loro incubo. Una ricostruzione meticolosa di chi aveva varcato la soglia della loro azienda per pretendere soldi. Avevano anche deciso di scappare. Di lasciare la città nella quale gli onesti vengono portati con la forza nel covo del clan. «In questa città non si può più lavorare» commenta uno degli imprenditori. Lo confida ad un familiare nel giorno in cui viene convocato in caserma per essere interrogato dopo un agguato alla sua attività. Poi aggiunge: «che ci restiamo a fare, tanto vale andarsene». Ma non è stato così. Non sono rimasti soli, hanno avuto il coraggio di denunciare e dalla loro parte si sono trovati lo Stato. Durante l’attività investigativa condotta dagli agenti del commissariato di Torre Annunziata – agli ordini del dirigente Claudio De Salvo – e dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata guidati dal colonnello Dario Pini, sono stati ricostruiti anche tutti gli atti intimidatori messi in campo dopo i rifiuti di entrambi gli imprenditori. Il nuovo clan non poteva stare a guardare, non poteva subire la ribellione delle vittime e così ha piazzato bombe e proiettili. Per distruggere, per devastare e per intimidire. Una strategia che da decenni regna in città. Ma il loro coraggio è stato più forte della paura. E questa indagine può davvero rappresentare un seme di speranza per un’intera città.

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