Crac Deiulemar, venduto all’asta il «palazzo delle truffe» a Torre del Greco

Alberto Dortucci,  

Crac Deiulemar, venduto all’asta il «palazzo delle truffe» a Torre del Greco
Villa Ciliberti

Torre del Greco. Negli anni d’oro della Deiulemar compagnia di navigazione era il «simbolo del potere» delle tre famiglie a cui 13.000 famiglie di obbligazionisti avevano affidato i propri risparmi. A partire dal 2 maggio del 2012 – il giorno del grande crac all’ombra del Vesuvio –  era diventato il «palazzo delle truffe», ovvero il fortino in cui era stato consumato l’imbroglio da 800 milioni di euro capace di mandare gambe all’arie l’economia di un intero paese. Adesso, invece, si trasformerà nella centrale operativa di un consorzio d’imprese pronto a investire un milione e 150.000 euro per portare a casa lo storico immobile di via Tironi in passato appartenuto agli armatori-vampiri.

L’incanto decisivo

A due anni e mezzo dal primo incanto, infatti, villa Ciliberti – l’elegante palazzina in stile Liberty a ridosso dell’ex «casa» di Enrico De Nicola – è stata venduta all’asta promossa dal tribunale di Torre Annunziata. Dopo una serie di appuntamenti-flop, davanti al giudice delegato Amleto Pisapia si sono presentati due competitors pronti a offrire il milione e spiccioli previsto come base di partenza: la gara di rilanci si è fermata a 1.150.000, con buona pace dell’iniziale valutazione dell’immobile. A gennaio del 2018, infatti, la curatela fallimentare – composta da Alfonso Iovane, Paola Mazza e Vincenzo Di Paola – contava di incassare la bellezza di 2,7 milioni di euro. Un prezzo successivamente calato a 2,3 milioni di euro fino a 1,6 milioni di euro del settembre del 2019. A un anno esatto di distanza, il «palazzo delle truffe» è stato praticamente svenduto così come il «marchio» della Deiulemar compagnia di navigazione.

Un pugno di mosche

L’attesa fine del lungo calvario per la vendita del «palazzo delle truffe» non servirà, tuttavia, a regalare sorrisi e introiti all’esercito di ex obbligazionisti della Deiulemar compagnia di navigazione. Su villa Ciliberti, come d’altronde su una lunga sfilza di beni immobiliari appartenuti agli armatori-vampiri, gravava un’ipoteca della Banca Popolare di Bari: i soldi incassati dalla vendita, dunque, serviranno a chiudere la «partita» con l’istituto di credito e non entreranno a fare parte del tesoretto destinato ai piccoli creditori.

L’attesa dalla Svizzera

Insomma, i mesi passano e – a dispetto degli spot e degli annunci social – il prossimo ristoro per chi lotta da otto anni per recuperare il maltolto non sembra dietro l’angolo. Il mistero del trust dalla Svizzera si è infittito con l’ultima fumosa nota della curatela fallimentare della società di fatto e buona parte degli obbligazionisti spinge per organizzare un incontro con i comitati dei creditori per provare a fare piena luce su tutte le questioni fino a oggi irrisolte.

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