Ciro Formisano

Torre Annunziata: il tatuaggio anti-Gionta. «Vendetta per i nemici»

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata: il tatuaggio anti-Gionta. «Vendetta per i nemici»

Gomorra tatuata sulla pelle. La sete di vendetta dipinta con ago e inchiostro. Prima nell’anima e poi sul corpo. Un volto di un uomo, una scritta dai contorni sinistri: «il sangue versato non si asciuga mai».

Un marchio «allarmante », scrivono i giudici, che racconta i «progetti criminosi» di quel nuovo gruppo di aspiranti camorristi che voleva mettere le mani su Torre Annunziata e distruggere i Gionta. L’uomo col tatuaggio è considerato uno dei capi di quello che l’Antimafia ha definito il “Quarto Sistema”. Il suo nome è Pasquale Cherillo, trentasei anni di vico Oplonti, uno dei tre indagati irreperibili sfuggiti al blitz che all’alba di venerdì mattina ha portato all’arresto di dodici persone. E il volto che ha tatuato sul suo corpo con quella scritta è di suo nonno, Natale Scarpa, ras del clan Gallo-Cavalieri. Scarpa è stato ucciso nell’estate del 2006 in un agguato davanti allo stadio Giraud di Torre Annunziata. Le sentenze di questi anni hanno accertato che a mettere a segno il delitto sono stati proprio i Gionta per punire uno sgarro subito. Per questa vicenda è imputato anche uno degli eredi della cosca di Palazzo Fienga, Aldo Gionta, il boss poeta, già condannato all’ergastolo in Appello.

Un dettaglio non da poco. La nuova camorra, infatti, nasce proprio da lì. Da quella lunghissima scia di sangue che ha lasciato dietro di se decine di morti ammazzati e una insaziabile voglia di vendetta.

Un concetto che – per il gip che ha firmato l’ordinanza eseguita da polizia e carabinieri – è racchiuso perfettamente in quel tatuaggio. Un’immagine che secondo il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli rappresenta la «riprova dell’allarmante personalità » dell’indagato e dei «gravi progetti criminosi, anche di vendetta, che lo stesso cova nei confronti di appartenenti ad altri clan operanti sul territorio».

Secondo il teorema dell’Antimafia – l’inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore Ivana Fulco – a unire quel gruppo di presunti criminali sarebbe stata proprio la comune voglia di vendetta. Non solo Cherillo e suo fratello Luca avrebbero covato la volontà di “punire” gli assassini di Natale Scarpa. Anche Domenico Balzano, alias “sauriello”, ritenuto tra i promotori del “Quarto Sistema”, ha pagato un prezzo altissimo alla guerra di camorra. Suo padre, Carlo, venne ucciso dai Gionta nell’ambito di un’epurazione interna decisa dal boss Umberto Onda, ex sicario di punta del commando armato dei Valentini nel 2004.

«Vendetta», «vendetta», «vendetta». Una parola che si ripete decine di volte tra le pagine dell’indagine che ha aperto il sipario su questo nuovo universo criminale. Quello raccontato dall’Antimafia è un clan spietato, feroce, violento e senza scrupoli. Un clan tenuto insieme da un unico collante: la voglia irrefrenabile di regolare i conti con i nemici di una vita.

 

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