Torre Annunziata. Il covo del boss nella casa scippata ai poveri

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. Il covo del boss nella casa scippata ai poveri

Aveva occupato abusivamente un alloggio popolare nel rione Penniniello, Pasquale Cherillo, considerato l’elemento di spicco tra i fondatori del nuovo clan, il Quarto Sistema, la cosca smantellatq nei giorni scorsi nell’ambito del blitz e che ha portato all’arresto di 12 persone. Una casa che era destinata a chi un tetto non ce l’ha, a chi aspetta da anni una chiamata dal Comune perchè inserito in una graduatoria bloccata da anni. Succed anche questo a Fortapasc. Lui, invece, boss del Quarto Sistema, senza pensarci due volte era entrato nell’appartamento, l’aveva occupato e trasformato nel quartier generale del suo sodalizio. Un appartamento piccolo ma dove si tenevano – secondo le accuse mosse dall’Antimafia nell’inchiesta svolta dai poliziotti del commissariato di Torre Annunziata – gli incontri del nuovo clan. Dopo il tentato omicidio a Giuseppe Carpentieri del 6 marzo il clima a Torre Annunziata era ed è cambiato. E lo si evince anche dalle pagine dell’informativa dell’Antimafia che ha portato all’arresto di 12 persone componenti del nuovo clan, il Quarto Sistema. Un clima teso e di terrore dove l’ombra di una vendetta era una delle ipotesi più temute. E così che Pasquale Cherillo, uno dei fondatori del nuovo sodalizio decide di cambiare casa. Forse teme di essere anche lui nel mirino e così cerca un tetto sicuro. Trova una sistemazione nel rione delle palazzine popolari di via Settetermini, Parco Penniniello. Uno dei quartieri ad alta densità di popolazione e dove il problema restano le occupazioni abusive. Anche lui diventa un abusivo. Da via Oplonti decide di occupare un alloggio nel parco Penniniello, facendosi scudo con i suoi alleati. Quasi tutti vivono nel rione popolare. Via Oplonti si trova alle spalle di corso Vittorio Emanuele dove vive Giuseppe Carpentieri, il genero del boss Valentino Gionta – l’uomo, considerato l’erede del capoclan ha sposato la figlia Teresa Gionta. Teme che ci possano essere ripercussioni anche sulla sua persona e così preferisce rifugiarsi in un posto sicuro. Ma la notizia fa il giro del rione e la presenza di Cherillo non è ben accettata: è un componente del clan che ha occupato abusivamente un appartamento mentre c’è chi attende una casa da anni. Famiglie povere ed indigenti inserite nelle graduatorie da anni, da troppi anni. Per il giovane boss invece nessun ostacolo, nessuna burocrazia. In quell’appartamento la polizia effettua anche una perquisizione, un controllo durante le operazioni di alto impatto e ritrova un casco da motociclista. Ma non si tratta di un casco normale: è blindato nella parte superiore e protetto lateralmente da una lamina di acciaio spessa di circa due millimetri. Secondo i magistrati «un ulteriore elemento utile a corroborare la tesi che gli indagati sono consapevoli di essere in forte contrasto con altri soggetti armati».

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