Patto tra clan per la droga, via al processo a 27 imputati: parla il super pentito

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Patto tra clan per la droga, via al processo a 27 imputati: parla il super pentito

A quattro mesi dal maxi-blitz che il 3 giugno scorso ha portato all’arresto di 26 persone, parte il maxi-processo innescato dall’inchiesta “Domino”: l’indagine dell’Antimafia sul patto per lo spaccio tra il clan D’Alessandro di Castellammare e i Di Martino di Gragnano. In tutto 27 imputati tra cui spiccano figure di primo piano delle consorterie criminali attive nelle due città e con ramificazioni anche in Penisola Sorrentina. Ad agosto il pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta – il pm dell’Antimafia che coordina le indagini sulla criminalità stabiese – ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per boss, gregari e presunti spacciatori ritenuti invischiati nell’affare droga. Tra questi figurano personaggi del calibro di Sergio Mosca, suocero del boss Pasquale D’Alessandro, e ritenuto uno dei “generali” del clan di Scanzano, Carmine Barba, Antonio Rossetti e Nino Spagnuolo. E ancora Giovanni D’Alessandro, alias Giovannone, irreperibile per circa due mesi. Il rampollo della dinastia criminale di Castellammare si è consegnato ad agosto ponendo fine alla sua latitanza. Indagato, in quest’indagine, anche un altro “fuggitivo” di lungo corso, Antonio Di Martino, figlio del super boss di Gragnano Leonardo ‘o lione. Antonio Di Martino, già sotto inchiesta per estorsione aggravata dal metodo mafioso e per traffico di droga, è sfuggito – a dicembre del 2018 – al blitz “Olimpo”, la prima indagine, in ordine di tempo, a far luce sui legami d’affari instaurati tra le due cosche anche nel settore del racket. Per lui però il Riesame ha annullato la misura cautelare disposta dal gip e la sua difesa – a rappresentarlo c’è l’avvocato Antonio de Martino – punterà addirittura a chiedere l’archiviazione di questo procedimento per il latitante sparito nel nulla da quasi settecento giorni. Tornando all’inchiesta “Domino”, dopo il giudizio immediato quasi tutti gli imputati finiti alla sbarra – all’appello manca soltanto Antonio Di Martino – hanno scelto la strada del rito abbreviato. Sei imputati – quasi tutte figure di secondo piano dell’indagine – hanno invece optato per il rito ordinario. Si tratta di Ernesto Di Maio, Michele Di Maria, Silverio Onorato (difeso dall’avvocato Mariano Morelli) Luigi Staiano e Tommaso Naclerio. Un filone processuale importante. Perché per la prima volta in un’aula di tribunale verrà ascoltato, nelle vesti di pentito, Pasquale Rapicano, il nuovo collaboratore di giustizia della criminalità stabiese, già condannato all’ergastolo, in Appello, per l’omicidio di Pietro Scelzo. L’accusa ha depositato agli atti del procedimento i verbali della nuova “gola profonda”. Verbali infarciti di omissis nei quali Rapicano parla proprio dell’affare droga e dei rapporti costanti tra le due consorterie criminali per la compra-vendita degli stupefacenti. Secondo l’Antimafia i D’Alessandro avrebbero acquistato la droga – in particolare marijuana – dai Di Martino, i “re” della canapa coltivata sui Monti dei Lattari.  ©riproduzione riservata

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