Castellammare. Truffa ai malati di amianto, i vampiri gli hanno rubato 300mila euro

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Castellammare. Truffa ai malati di amianto, i vampiri gli hanno rubato 300mila euro

Almeno 300mila euro di risarcimenti riconosciuti agli operai che si sono ammalati a causa dell’esposizione all’amianto – nei decenni scorsi – nel cantiere di Castellammare di Stabia, sono finiti nelle tasche dei vampiri che hanno approfittato della mancata conoscenza delle leggi da parte delle vittime, per sfilargli decine di migliaia di euro a testa.

E’ quanto viene fuori da una prima sommaria analisi delle denunce che sono raccolte in un fascicolo della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che sta indagando sugli sciacalli che hanno truffato persone che oggi sono costrette a lottare contro l’asbestosi, una malattia polmonare terribile e difficilmente controllabile, perché in pochi giorni il quadro clinico del paziente si può aggravare in modo irreversibile.

Sono circa una trentina gli operai che hanno deciso di raccontare alle forze dell’ordine la truffa subita dai vampiri. Confrontando i documenti delle conciliazioni firmate con Fincantieri con gli assegni che invece gli sono stati corrisposti, c’è in media una differenza di 10-15mila euro per ogni singolo operaio. Tra l’altro non bisogna tornare nemmeno troppo indietro negli anni per scoprire questo sistema considerando che gran parte delle denunce presentate dagli operai fanno riferimento ad accordi per i risarcimenti sottoscritti appena nel 2019.

Nel mirino ci sono i responsabili di un Patronato di Castellammare di Stabia, un ex sindacalista di Fincantieri e almeno un avvocato di Napoli. Sarebbero loro ad aver architettato la truffa sui risarcimenti ai malati di amianto, promettendo agli operai di fargli incassare in poco tempo i risarcimenti ma senza motivare quella sorta di “pizzo” del venti per cento che avrebbero imposto su ogni pratica, al di là del riconoscimento delle spese legali già lautamente pagate dall’azienda.

Una vicenda vergognosa che è stata portata avanti con un sistema truffaldino, perché le somme spettanti alle vittime venivano fatte bonificare su un conto corrente intestato al legale che aveva curato la pratica, che poi provvedeva a firmare agli operai un assegno già decurtato del “pizzo” del venti per cento.

«Il sistema continua ad andare avanti», racconta chi negli ultimi tempi ha avuto modo di ascoltare le testimonianze finiti nella rete. «Hanno preso alcuni accorgimenti, nella maggior parte dei casi chiedono un “regalo” a chi incassa i risarcimenti. Ma si tratta sempre di un sopruso ai danni dei malati».

Testimonianze utili agli investigatori per ricostruire il sistema messo in piedi dagli sciacalli che fanno affari su operai che hanno scoperto di essersi ammalati dopo aver lavorato per decenni con il rischio di respirare amianto.

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