Torre Annunziata. Otto ras dei Gionta condannati a morte dal Quarto Sistema

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. Otto ras dei Gionta condannati a morte dal Quarto Sistema

Otto ras del clan dei Gionta condannati a morte dai boss del “Quarto Sistema”. A dirlo sono le pagine dell’inchiesta dell’Antimafia che qualche giorno fa ha portato all’arresto di dodici persone. Carte che raccontano la follia dei nuovi padrini di Torre Annunziata. Spietati, feroci e pronti a tutto pur di scalzare i vecchi boss dei Gionta e vendicarsi della scia di sangue che i Valentini avevano attuato nei confronti dei loro familiari, quasi tutti morti ammazzati per mano dei killer di Palazzo Fienga. Da qui la voglia di rivalsa e quella lista nera con sopra i nomi di otto ras che dovevano morire. Otto personaggi per i quali il “Quarto Sistema” aveva pronti una serie di agguati da mettere in atto. Uno scenario inedito, inquietante. Uno spaccato che apre gli occhi su ciò che è avvenuto in città in questi ultimi mesi: dalla fine del lockdown ad oggi si contano 3 tentati omicidi e una sfilza di raid intimidatori con bombe e stese. Armati fino ai denti, i nuovi boss avevano a disposizione un arsenale in parte ereditato dai loro familiari. Per gli inquirenti le stese e gli agguati di questi ultimi sei mesi potrebbero essere riconducibili al “Quarto Sistema” ed è per questo che l’inchiesta non è ancora chiusa e potrebbe portare ad ulteriori sviluppi nelle prossime settimane. Ma la sete di vendetta andava di pari passo alla paura di essere ammazzati.  I boss del nuovo clan, infatti, temevano di finire anche a loro volta nel mirino degli avversari. Il giro di estorsioni ai danni di commercianti che per anni avevano pagato il pizzo ai Gionta era senza dubbio un’arma a doppio taglio. Ecco perchè, per evitare scie di sangue, si erano attrezzati. Giubbotti antiproiettile da indossare sempre e anche caschi realizzati appositamente per i componenti del nuovo clan capaci di far rimbalzare persino colpi di un kalashinikov. Per rendersi conto di quanto i boss fossero spietati e timorosi di ritorsioni basta sottolineare un episodio: durante la festa di compleanno di uno dei componenti del sodalizio il boss emergente indossa il giubbotto antiproiettile nonostante la festa venga svolta nel suo fortino, il rione Penniniello, tra i suoi familiari e i suoi fedelissimi. La paura è tanta e così decide di prendere le precauzioni oltre che chiedere ai suoi collaboratori di girare armati sugli scooter intorno all’isolato. Sentinelle del clan incaricate di segnalare movimenti sospetti per evitare agguati degli avversari.

CRONACA