Luigi, il baby rapinatore ucciso a Napoli che sognava un futuro da pizzaiolo. Era stato in un centro a Torre Annunziata

Andrea Ripa,  

Luigi, il baby rapinatore ucciso a Napoli che sognava un futuro da pizzaiolo. Era stato in un centro a Torre Annunziata

Avrebbe compiuto 18 anni a dicembre il rapinatore rimasto ucciso dal colpo di pistola di un poliziotto la scorsa notte a Napoli. Luigi Caiafa, nato ai Quartieri Spagnoli, ma trasferitosi nel quartiere Forcella, aveva già qualche precedente per droga e maltrattamenti in famiglia. Fino a luglio scorso era stato in un centro per minori a Torre Annunziata.

Sognava un futuro da pizzaiolo, ha incrociato la morte per una rapina. Impugnava una pistola giocattolo senza il tappo rosso, è stato colpito a morte. Mentre il mondo si interroga per capire cosa effettivamente sia accaduto la scorsa notte nel centro di Napoli e la famiglia invoca «giustizia» per un figlio che non c’è più, sull’asfalto restano le macchie di sangue. Presto saranno spazzate via, come i sogni di un ragazzo di 17 anni, cresciuto in un ambiente. La tragedia nella notte. Poco prima delle 4.30, insieme ad un complice, poi finito in manette, a bordo di uno scooter rubato, ha puntato tre ragazzi fermi a parlare in un’auto in via Duomo. Armato di una pistola-giocattolo – ma questo si è capito dopo – ha minacciato i tre. Secondo la stringata ricostruzione della Polizia, durante le fasi della rapina è sopraggiunta una pattuglia di falchi. I poliziotti hanno sparato, ed il 17 enne è morto. Prima dell’arrivo dei soccorsi. Il complice si è arreso subito.

E’ il figlio di Gennaro De Tommaso, detto “Genny ‘a carogna”, oggi collaboratore di giustizia e diventato famoso durante la finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina del 3 maggio 2014, per aver “trattato” con le forze dell’ordine dopo i disordini per l’ uccisione del tifoso del Napoli Ciro Esposito. Il poliziotto che ha sparato al rapinatore 17enne per ora non è indagato, verrà interrogato dai magistrati. Mentre il giovane finito in manette sarà ascoltato quest’oggi dagli inquirenti. Un ritratto diverso del ragazzo lo traccia un padre salesiano che lo aveva tenuto in Comunità fino a luglio a Torre Annunziata, Don Antonio Carbone. «Luigi non era solo un ragazzo che alle 4 di notte ha tentato una rapina impugnando una pistola Lo ricordo quando con tanto sacrificio volle imparare il mestiere del pizzaiolo, lo ricordo quando durante i mesi di lockdown tre giorni a settimana, insieme ad altri ragazzi, preparava le pizze da portare alle famiglie disagiate. L’ ultimo incontro con il ragazzo – aggiunge – 10 giorni fa, dove mi diceva con sguardo poco convinto: “don Antò, tutto bene”. Spesso mi sento fare questa domanda: ma dei ragazzi che passano per la comunità in quanti si salvano e in quanti si perdono? La vita, per fortuna, è un evolversi, nessuno di noi ha il sigillo del salvato e nessuno è per sempre perso».

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