Sigilli alla piscina abusiva in una villa di San Giuseppe Vesuviano

Pietro Costante,  

Sigilli alla piscina abusiva in una villa di San Giuseppe Vesuviano
foto di repertorio

Il sopralluogo all’interno di una villetta a ridosso del Parco Nazionale del Vesuvio era scattato a fine settembre, quando gli incaricati al servizio anti-abusivismo indirizzati dal Comune avevano scovato, all’interno di un’abitazione a Santa Maria la Scala una serie di lavori mai autorizzati. Una piscina, un vialetto e una tettoia in legno utilizzata a mo’ di box per le auto, costruiti presumibilmente molti mesi fa, già completi. Peccato che per nessuno di quegli interventi, in una zona sottoposta a particolari vincoli paesaggistici, fossero state rilasciate licenze. Così dopo il sopralluogo e lo studio effettuato dai tecnici da palazzo di città è partita l’ordinanza di demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi indirizzato ai proprietari dell’immobile all’interno del quale sono stati effettuati i controlli anti-abusivismo. In pratica dopo la relazione da parte dei funzionari, il Comune di San Giuseppe Vesuviano ha ordinato l’abbattimento delle opere realizzate senza alcuna autorizzazione. Nel mirino delle forze dell’ordine erano finite una piscina con massetto in cemento costruita senza alcuna licenza. Una vasca di oltre 30 metri quadrati che dovrà essere rimossa. Oltre a cià erano stati effettuati lavori per la realizzazione di un vialetto di accesso all’area della piscina di circa 17 metri quadrati. Nel mirino dei controlli anche una tettoia aperta su quattro lati, un locale accessorio alla piscina realizzato in muratura e rivestito. Sotto chiave anche una tettoia per il parcheggio delle auto, usata come un box. Ora i proprietari avranno tre mesi di tempo per cancellare tutte le opere realizzate senza alcuna autorizzazione. Dopo la demolizione bisognerà inoltrare formale comunicazione al Comune.  In caso di mancanza di interventi di demolizione delle opere abusive, con la constatazione dell’inottemperanza da parte delle autorità competenti, i funzionari del Comune potrebbero procedere a elevare una sanzione amministrativa pecunaria dal valore di ventimila euro.

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