Inchiesta Quarto Sistema. A Torre Annunziata la regina delle estorsioni

Giovanna Salvati,  

Inchiesta Quarto Sistema. A Torre Annunziata la regina delle estorsioni

«Signora, aiutateci. Ci hanno chiesto centomila euro, ma non abbiamo questa possibilità economica e sopratutto non possiamo vivere con l’incubo che ci piazzano una bomba se non paghiamo. Intervenite voi». Chi parla è un imprenditore vittima del pizzo. Uno dei tanti commercianti stritolati dalla morsa del racket che toglie il respiro a Torre Annunziata. Davanti a lui c’è una donna insospettabile. Incensurata, mai indagata. Eppure considerata un punto di riferimento chiave: un’eminenza grigia della camorra. Una donna che parla ai boss per convincerli a non piazzare bombe sotto alle saracinesche dei negozi. L’ennesimo retroscena choc che emerge tra le pieghe dell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ha portato all’arresto di 13 persone – due delle quali ancora irreperibili – e alla decapitazione del nuovo clan, il Quarto Sistema, la cosca emergente messa insieme dai figli dei ras uccisi nella guerra di camorra dai Gionta. Un episodio inquietante perchè quella donna, non indagata, compare in più episodi e viene sempre descritta – dagli inquirenti – come la matrona della città. Il boss “invisibile” che tratta sulle estorsioni. Una figura alla quale gli imprenditori chiedono una intermediazione per evitare ritorsioni da parte della criminalità organizzata. Una donna presa come punto di riferimento, influente e capace anche di intimorire senza usare armi o minacciare. Un profilo inquietante che emerge in uno dei passaggi dell’ordinanza. Un’indagine che svela anche come per evitare di essere intercettata la “regina del racket” usa tutte le precauzioni. «Io ci metto poco a dare appuntamento nel supermercato e parlare con loro, lì nessuno mi vede e mi sente». Una precauzione sintomo di un presentimento. Sapere di essere intercettata. Su di lei nessuna accusa, nessun reato riscontrato, nè ora nè in passato visto che il suo nome spunta spesso nelle ordinanze. Non è escluso che però su di lei l’Antimafia abbia comunque avviato una serie di accertamenti sopratutto perché spesso il suo nome viene ripetuto dagli affiliati, dagli imprenditori e da nomi legati alle cosche del territorio. Una donna che come le altre ritornano sullo scenario come punto di riferimento. Non è la prima volta, infatti, che le indagini dell’Antimafia fanno luce sul ruolo delle donne all’interno delle consorterie criminali del territorio. Mamme, sorelle, zie che prendono il posto degli uomini. Arrivando persino a diventare più influenti dei loro mariti o figli. Suo marito in carcere, suo figlio idem. Nipoti dietro le sbarre. Tutti in cella, tranne lei. La donna che riceve imprenditori e commercianti. La donna che promette di farsi portavoce delle vittime al cospetto dei boss.