Veleni, ombre e ripicche: a Torre Annunziata il tribunale è una polveriera

Alberto Dortucci,  

Veleni, ombre e ripicche: a Torre Annunziata il tribunale è una polveriera
L'avvocato Luisa Liguoro

Torre Annunziata. Sono formalmente racchiuse in un articolato documento le ragioni della mozione di sfiducia presentata da 11 avvocati del consiglio dell’ordine di Torre Annunziata all’intero ufficio di presidenza guidato da Luisa Liguoro. Ma, dietro un affondo senza precedenti al palazzo di giustizia di via Nazionale, si nasconde una faida tra toghe capace di scatenare una vera e propria bufera politico-forense all’ombra del Vesuvio.

Dove la classica dicotomia tra i fedelissimi del «potere costituito» rappresentato  da Gennaro Torrese – pluripresidente del Coa, prima di essere costretto a passare il testimone alla sua pupilla – e la minoranza di Nuova Avvocatura Democratica si è trasformata in una faida interna a chi, a partire proprio da Luisa Liguoro, aveva aderito al piano significativamente denominato «Progetto Torrese». Una sfida da cui il presidente del Coa si era polemicamente tirata fuori a inizio settembre, dopo una serie di atti interpretati come un «tradimento» dal suo vecchio dominus.

Pronto a vendicare l’offesa con una prova di forza capace di fare traballare l’intero ufficio di presidenza, completato da Elio D’Aquino, Ester di Martino e Vincenzo Vingiani: una mozione di sfiducia – firmata da 11 avvocati su 21 del Coa: Cirillo Fausta, Di Nola Giusy, Maddaloni Francesco, Palomba Rachele, Pane Francesco, Polese Vincenzo, Raffone Antonino, Sabbia Mario, Savastano Francesco, Suarato Antonio, Visco Giovanni – con contestuale richiesta di dimissioni a Luisa Liguoro & company.  «La mozione di sfiducia – scrivono i «dissidenti» del Coa – giunge all’esito di un lungo e intenso tentativo di correggere le modalità di gestione dell’ordine. L’ufficio di presidenza ha evidenziato l’assoluta mancanza di una visione complessiva delle problematiche dell’avvocatura e delle consequenziali iniziative da adottare e ha favorito, allo scopo di conservare le posizioni assunte, le contrapposizioni interne e l’assenza di ogni forma di pluralismo».

Non solo: contestato il «sistematico rifiuto a raccogliere i numerosi spunti propositivi offerti dal consiglio, con lo scopo di adottare provvedimenti in grado di favorire la conservazione delle proprie posizioni personali». Pesanti accuse per chi, all’inizio del mandato, aveva lasciato la scrivania del «capo» proprio al suo mentore Gennaro Torrese. Poi lentamente relegato in un angolo. Fino al «golpe» con ribaltone: «La nuova maggioranza – scrivono gli 11 dissidenti – intende garantire un’effettiva rappresentatività a tutti i territori del circondario del tribunale di Torre Annunziata e a tutte le sensibilità della classe forense, così come espresse dagli elettori». Parole pesanti come macigni, destinate a segnare l’immediato futuro delle litigiose toghe del foro dei veleni.

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