Deiulemar, all’asta la «scatola cinese» di palazzo d’Avalos a Napoli: si parte da 7,5 milioni

Alberto Dortucci,  

Deiulemar, all’asta la «scatola cinese» di palazzo d’Avalos a Napoli: si parte da 7,5 milioni
Palazzo d'Avalos a Napoli

Torre del Greco. Quando la flotta della Deiulemar compagnia di navigazione cominciò a navigare in cattive acque, i vertici dell’ex colosso economico di via Tironi organizzarono un incontro con gli obbligazionisti all’hotel Sakura. Era il 20 gennaio del 2012 – il fallimento venne decretato dal tribunale di Torre Annunziata a distanza di 100 giorni esatti – e il «capitano» Michele Iuliano, successivamente stroncato da un infarto durante una perquisizione della Finanza all’interno della sua villa, non esitò a rassicurare i risparmiatori preoccupati dai venti di crisi: «Abbiamo decine di proprietà immobiliari – le parole dell’uomo-simbolo della «banca privata» di Torre del Greco -. Conoscete palazzo d’Avalos a Napoli? è nostro, vale 30 milioni di euro». Sono passati 8 lunghi e tormentati anni e i 30 milioni rischiano di diventare «solo» 7,5 milioni per l’esercito di truffati dagli armatori-vampiri.

La nuova asta

Tra due settimane, infatti, si aprirà l’ennesima «scatola cinese» della galassia intorno a cui ruotavano gli interessi delle famiglie Della Gatta-Iuliano-Lembo. All’asta fissata per il prossimo 22 ottobre, infatti, finiranno le quote societarie della «Progresso e Futuro». Una società a responsabilità limitata, titolare della Nuova Vasto srl, a propria volta detentrice del 100% della Trigma srl: nomi noti alle vittime del grande crac all’ombra del Vesuvio, perché – alla fine degli intrecci – conduce al 71% della Vasto srl, proprietaria di palazzo d’Avalos. Il prestigioso edificio utilizzato come una medaglia al petto da Michele Iuliano – oggi al centro di lavori di ristrutturazione e di diverse vertenze giudiziarie – rischia di fruttare agli obbligazionisti meno di un terzo rispetto alle ottimistiche previsioni del «capitano».

Le cifre dell’affare

Il prezzo posto a base d’asta per la vendita della Progresso e Futuro, infatti, si aggira intorno ai 7,5 milioni di euro. Praticamente la metà dei circa 13 milioni di euro della valutazione iniziale. Ma, come tutti i beni del patrimonio riconducibile alla Deiulemar compagnia di navigazione, i precedenti incanti sono finiti tutti deserti. Il termine ultimo per la presentazione delle eventuali offerte è stato fissato per le 13 del 21 ottobre, poi – a distanza di 24 ore – l’incanto. Se l’asta si dovesse concludere con un’aggiudicazione, l’esercito dei truffati potrebbe mettere le mani su un ulteriore gruzzoletto fino a oggi fuori dai «radar» delle vittime del «grande crac» all’ombra del Vesuvio.

La casa di Iuliano

A inizio gennaio, invece, finirà all’asta la sontuosa villa di via Tironi un tempo occupata dai familiari di Michele Iuliano. L’ordinanza di vendita è stata emessa a fine settembre e l’asta senza incanto – quindi con offerte in busta chiusa – verrà bandita il prossimo 12 gennaio. Si parte da un prezzo base di 2,5 milioni di euro per i vari lotti di cui si compone l’immobile: dai box auto alla dépandance. L’offerta minima per partecipare all’acquisto è però di 1,9 milioni di euro.

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