Crollo sulla Rampa Nunziante, capovolta la tesi della procura: la verità di Velotto

Giovanna Salvati,  

Crollo sulla Rampa Nunziante, capovolta la tesi della procura: la verità di Velotto

Un’altra verità. Che capovolge quella portata avanti fino ad oggi dall’accusa nel processo per il crollo della palazzina sulla Rampa Nunziante. L’immobile, caduto all’alba del 7 luglio del 2017, che uccise otto persone tra le quali due bambini. Quindici gli imputati e un processo che dal Tribunale di Torre Annunziata è stato spostato a Napoli, nell’aula bunker del carcere di Poggioreale. Ieri mattina in aula il perito di parte a difesa dell’imputato Gerardo Velotto, il professore di ingegneria civile Luigi Petti. E’ l’esperto che gli avvocati Giuseppe Della Monica e Camillo Tufano, i legali di Velotto, hanno scelto per illustrare la loro verità.  Una verità che ha capovolto completamente la tesi del perito nominato dalla Procura, l’ingegnere Nicola Augenti. Petti ha in primis mostrato una serie di studi effettuati su rilievi satellitari da cui si evincerebbe – secondo gli accertamenti sostenuti da Petti – che il suolo sotto l’immobile caduto il 7 luglio del 2017, aveva una serie di fragilità che avrebbero minato la staticità della struttura stessa. Uno studio che Petti ha portato avanti con indagini satellitari molto accurate e che, attraverso dei sistemi sofisticati, è riuscito a mostrare in profondità la qualità del suolo e le sue crepe. A questo poi va aggiunta la dimostrazione che in quell’immobile erano stati realizzati tanti,  troppi, lavori abusivi ancora prima di quelli avviati dai proprietari e finiti sotto accusa. Il perito della difesa ha poi relazionato nello specifico dei lavori al quarto piano, sostenendo che «il solaio del quarto piano non erano stato costruito con lo stesso criterio degli altri piani». Ed è così che per Petti il crollo non sarebbe stato determinato dal cedimento del maschio murario ma da questa serie di fattori concatenati fra loro che hanno così generato il cedimento di una parte della palazzina. Una tesi che ovviamente si oppone a quella portata avanti fino ad ora dalla Procura e dal superconsulente Augenti. In aula è stata poi la volta di altri due testimoni: Cataldo Persico e Francesco Di Gennaro, due persone che hanno incontrato l’architetto Giacomo Cuccurullo, la sera prima del crollo. Erano statai a cena con il tecnico dell’Utc, ucciso anche lui dalle macerie, e ad entrambi non aveva  mostrato alcuna preoccupazione in merito ai lavori nella sua palazzina come invece riportato in aula da più testimoni. Infine ad essere ascoltato anche il dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Torre Annunziata, l’ingegnere Nunzio Ariano che ha risposto alle domande dei difensori relativamente ai titoli abitativi, alle segnalazioni per lavori abusivi e all’ordinanza di abbattimento firmata dal dirigente dopo il crollo della palazzina e non ancora eseguita. Il processo volge al termine, sono già fissate le ultime tre udienze del 2020, mentre la sentenza dovrebbe arrivare a inizio 2021. @riproduzione riservata