Torre del Greco, racket alla ditta Nu per conto dei clan: Vaccaro condannato a 10 anni

Ciro Formisano,  

Torre del Greco, racket alla ditta Nu per conto dei clan: Vaccaro condannato a 10 anni

Torre del Greco. Per i giudici non ci sono dubbi: Ciro Vaccaro, l’insospettabile imprenditore di Torre del Greco con la passione per il calcio, è stato per anni l’eminenza grigia della camorra in municipio, l’uomo che mediava sulle estorsioni, il manager del crimine che consegnava ai boss i soldi pubblici, i soldi dei cittadini. Convinzioni che hanno spinto il collegio giudicante a confermare quasi totalmente il teorema dell’Antimafia, condannando a 10 anni di carcere l’imprenditore di vico Costantinopoli.

Nella sua requisitoria il pm dell’Antimafia aveva, infatti, chiesto 11 anni di reclusione per Vaccaro accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso e di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso. Vaccaro è stato riconosciuto colpevole della tangente riscossa, per conto dei clan Falanga, Papale e Di Gioia – le tre cosche attive in città – ai danni di una ditta che in passato si è occupata della raccolta dei rifiuti a Torre del Greco. Su questo punto numerosi pentiti hanno affermato che ai clan le imprese del settore Nu avrebbero garantito non solo quote sull’appalto ma anche posti di lavoro per affiliati, boss e persone vicine ai clan. Vaccaro, però, è stato assolto con formula piena dall’accusa di estorsione in merito ai lavori al comando vigili, al cimitero e ai danni di un’altra impresa impegnata nella raccolta dei rifiuti a Torre del Greco.

L’imprenditore, arrestato per questa vicenda e attualmente ai domiciliari, era “una persona pulita che a noi ci faceva comodo”, come ha ripetuto in aula il boss pentito Isidoro Di Gioia. Quell’uomo dalla fedina penale immacolata si sarebbe seduto a tavola con gli imprenditori che si aggiudicavano gli appalti pubblici trattando la tangente da corrispondere per conto della camorra. Sullo sfondo dell’inchiesta si fa cenno anche alla presunta capacità di Vaccaro di turbare le aste pubbliche grazie ad agganci in municipio. Tema, quest’ultimo, sul quale è stato aperto un procedimento parallelo dalla procura di Torre Annunziata. Vaccaro, presente in aula durante tutte le udienze del processo si è sempre professato innocente.

E lo ha ripetuto anche ieri, quando intorno alle 19 e 30 i giudici hanno letto il verdetto. «Accettiamo la sentenza e attendiamo le motivazioni – le parole a caldo dell’avvocato Antonio de Martino, legale di Vaccaro – Per tre capi d’imputazione Vaccaro è stato assolto con formula piena a dimostrazione della tesi che portiamo avanti dall’inizio del processo. Sull’unica ipotesi di reato per la quale è arrivata la condanna aspettiamo le argomentazioni dei giudici e chiaramente impugneremo immediatamente la sentenza. A nostro avviso dal processo è emersa l’inattendibilità dei collaboratori di giustizia e anche l’assenza di elementi di prova dalle intercettazioni».

Insomma, il braccio di ferro proseguirà anche in Appello. Da un lato l’accusa pronta a sostenere che Vaccaro è uno dei così detti colletti bianchi della camorra. Dall’altro la difesa che ritiene infondate le accuse dell’Antimafia e le ragioni della condanna incassata ieri nelle aule del Tribunale di Torre Annunziata.

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