Castellammare. Tesoro scippato, il Doriforo di Stabiae fu messo in vendita per 3 miliardi in Svizzera

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Castellammare. Tesoro scippato, il Doriforo di Stabiae fu messo in vendita per 3 miliardi in Svizzera

Castellammare. Nel Minnesota Museum – negli Stati Uniti – il Doriforo di Stabiae è esposto con una targhetta che cita testualmente «rinvenuto a largo delle acque internazionali del Mediterraneo». Un modo, secondo gli esperti, per cercare solo di evitare richieste di restituzione evidentemente provenienti dall’Italia. Impossibile che una statua di 196 centimetri in marmo pentelico possa essere stata ritrovata in fondo al mare. Come ci sarebbe finita lì e dove sono i documenti che testimoniano questo ritrovamento? Soprattutto da chi l’ha acquistata e come l’ha pagata il Minnesota Museum? Sono queste le domande che gli storici – sulla scorta dell’interrogazione presentata dalla senatrice Margherita Corrado – chiedono che il Ministro dei Beni Archeologici, Dario Franceschini, rivolga al suo alter ego statunitense.Un’iniziativa che si pone come obiettivo quello di far luce su un mistero che dura da quasi mezzo secolo. Il Doriforo – scultura gemella di quella rinvenuta a Pompei nella Palestra Sannitica – è stata trovata nel 1976 sulla collina di Varano. Ad accertarlo sono alcuni articoli di giornali di quegli anni, che cominciarono ad interessarsi della vicenda dopo che la statua venne esposta nel museo di Monaco di Baviera con la chiara etichetta «proveniente da Stabiae», alla fine degli anni ’70. Da quel momento, a seguito delle segnalazioni di alcuni studiosi, fu aperta un’inchiesta per cercare di risalire al luogo del ritrovamento della scultura e alle persone che l’avevano fatta arrivare in Germania. Nel frattempo il Doriforo sparì nuovamente nel nulla, perché il Museo di Monaco di Baviera decise di rinunciare all’acquisto già pattuito per 3 miliardi di lire con un antiquario romano impegnato nel traffico illegale di opere d’arte. Da quell’attività investigativa spuntò fuori che la scultura era stata ritrovata da alcuni operai che – nel marzo del 1976 – stavano scavando le fondamenta di un edificio sulla collina di Varano. Il Doriforo non fu consegnato alla Soprintendenza ai Beni Archeologici, forse anche per timore di uno stop ai lavori, ma finì proprio nelle mani di un antiquario di Roma evidentemente in contatto con tombaroli stabiesi. Sempre attraverso le indagini – come testimoniato anche da un articolo apparso sul giornale “Il Messaggero” del 14 settembre 1981 – si scoprì che la scultura prima di arrivare al Museo di Monaco di Baviera era stata messa in vendita in Svizzera, proprio per 3 miliardi delle vecchie lire.Mentre l’inchiesta andava avanti, nel 1986 il Doriforo veniva esposto per la prima volta nel Minnesota Institute of Art negli Stati Uniti. Per gli archeologi non c’è mai stato alcun dubbio sul fatto che fosse proprio la stessa scultura ritrovata sulla collina di Varano a Castellammare di Stabia, anche perché sono troppe le coincidenze: dal braccio spezzato, al piede tranciato per citarne alcune.Nonostante anche in passato si sia paventata l’ipotesi che il Governo potesse chiedere ufficialmente la restituzione del Doriforo, la questione si è sempre arenata su quella targa «rinvenuto a largo delle acque internazionali del Mediterraneo». Una “furbata” che grida vendetta.