Inchiesta Quarto sistema a Torre Annunziata: scarcerati due ras

Ciro Formisano,  

Inchiesta Quarto sistema a Torre Annunziata: scarcerati due ras

Prima svolta per l’inchiesta che nei giorni scorsi ha travolto il “Quarto Sistema”, la nuova organizzazione criminale che voleva mettere le mani su Torre Annunziata. Nelle scorse ore, infatti, il tribunale del Riesame di Napoli si è espresso in merito ai ricorsi presentati da sette dei tredici indagati arrestati a fine settembre. Due sono stati scarcerati, per gli altri, invece, i giudici hanno confermato la gravità indiziaria e le ragioni poste alla base dell’esecuzione della misura cautelare degli arresti in carcere. Restano dietro le sbarre Domenico Balzano, alias “sauriello” – ritenuto tra i promotori del nuovo clan – Salvatore Balzano, Matteo Fraterno, Pietro Evacuo e Vincenzo Anzalone. Annullata, invece, l’ordinanza per Giuseppe Losco, alias “peppe ‘o francese”, l’unico degli indagati finito ai domiciliari. Losco, difeso dall’avvocato Antonio de Martino, è tornato libero. Stessa decisione anche per Luigi Guida, ritenuto tra i partecipi del gruppo. Anche per il ventitreenne di via Oplonti, difeso dall’avvocato Ciro Ottobre, i giudici hanno deciso di annullare l’ordinanza ravvisando l’assenza di gravità indiziaria a suo carico. Nella giornata di oggi verranno discussi i ricorsi degli altri indagati arrestati. Mentre a quasi un mese dal blitz restano ancora a piede libero due sospettati: si tratta di Vincenzo Somma e Pasquale Cherillo, quest’ultimo ritenuto tra le figure di vertice dell’organizzazione.  Salvo qualche eccezione, finora, le decisioni del Riesame hanno comunque confermato il castello accusatorio eretto – soprattutto per i presunti boss – dall’inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Dda di Napoli, Ivana Fulco. Un’indagine capace di squarciare i veli sulle dinamiche criminali in atto in città, offrendo uno spaccato inquietante di una realtà nella quale la camorra sembra continuare a rigenerarsi a dispetto di arresti, inchieste e processi. Come è successo con il “Quarto Sistema”. La nuova cosca, secondo l’Antimafia, sarebbe nata dall’odio generato dalle vecchie guerre di camorra. Alcuni degli arrestati, infatti, sono imparentati con personaggi di spicco della criminalità organizzata. Camorristi di rango tutti uniti dallo stesso destino: sono morti ammazzati per mano del clan Gionta. Da qui la sete di vendetta dei nuovi padrini pronti a tutto pur di «togliere il pane da bocca», come recita una delle più importanti intercettazioni contenute nell’ordinanza, a quelli «del Palazzo» (i Gionta appunto ndr). Il gruppo, ritenuto coinvolto nella faida strisciante che da mesi tiene in scacco al città, si sarebbe macchiato di numerosi reati. A cominciare dalla raccolta capillare delle estorsioni. In una circostanza, dopo il lockdown, il clan – sostengono gli inquirenti – avrebbe addirittura immaginato di sequestrare chi non voleva pagare la tangente alla cosca. E ancora bombe, stese, ritorsioni e minacce. Un clima di terrore per provare a spodestare gli odiati nemici, specie dopo la scarcerazione di Giuseppe Carpentieri, genero di Valentino Gionta e candidato numero uno come nuova guida della cosca rimasta orfana dei vecchi padrini. Tutti sepolti vivi al carcere duro. @riproduzione riservata