Castellammare. Truffa ai malati di amianto, una vittima: «Mi hanno rubato 30mila euro»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Truffa ai malati di amianto, una vittima: «Mi hanno rubato 30mila euro»

Un anziano bussa alla porta della redazione di Metropolis, indossa la mascherina, ha il giubbotto aperto, una t-shirt rossa su un jeans. Sotto il braccio due giornali dei giorni scorsi, ha evidenziato i titoli dell’inchiesta sulla truffa ai malati di amianto tra Castellammare di Stabia e l’area torrese. Chiede di essere ascoltato, ha da raccontare una storia relativa ai risarcimenti. Appena si siede, tira un sospiro di sollievo e dice: «A me hanno rubato trentamila euro, oltre i quindicimila incassati per le spese legali direttamente dall’azienda». L’ennesima storia che racconta di come alcuni sciacalli si siano approfittati di persone che si sono ammalate respirando le fibre d’amianto in fabbrica e oggi vivono con la spada di damocle di una patologia che da un momento all’altro può spegnere la loro esistenza. «Mi hanno truffato l’avvocato (…) e (…)», racconta Mario (nome di fantasia), citando un legale di Napoli e il responsabile di un patronato del centro di Castellammare di Stabia. Gli stessi indicati anche da altri ex colleghi, pure alle forze dell’ordine. Mario decide di parlarne per la prima volta a Metropolis perché leggendo gli articoli delle settimane scorse, gli è sembrato di rivivere la sua storia. «Finora non ho denunciato, ma lo farò già nelle prossime ore», precisa prima di cominciare a raccontarla «leggere che alcuni colleghi hanno trovato il coraggio e la forza di andare in Procura, mi ha sbloccato – continua – Bisogna fare giustizia, perché è assurdo che ci sono persone che si arricchiscono sulle disgrazie altrui».E a Mario, purtroppo, è stata proprio una disgrazia a farlo cadere in inganno: «Sono andato al patronato e mi hanno detto che per la mia malattia avrei potuto incassare i soldi in pochissimo tempo, dovevo solo firmare un documento per il mandato all’avvocato – racconta – In quel momento avevo mio figlio malato di tumore che stava facendo cure fuori regione e avevo bisogno di soldi. M’interessava solo fare in fretta, così firmai senza pensarci troppo». Dopo qualche mese Mario viene contattato dall’avvocato che gli comunica di passare nel suo ufficio per ritirare l’assegno, perché la conciliazione con Fincantieri è andata a buon fine. L’ex operaio in pensione prende i soldi e i documenti della conciliazione e torna a casa. Buona parte di quel risarcimento lo spende per suo figlio «ma purtroppo non è servito a niente, perché è morto ad appena 50 anni», racconta mentre una lacrima gli riga il viso «proprio adesso sto venendo dal cimitero». Quella lotta contro la malattia che gli ha portato via un figlio, per un po’ lo distrae dalla truffa subita: «Me ne accorsi subito leggendo i documenti – ricorda – La cifra che mi aveva riconosciuto Fincantieri era molto più alta. Nelle parti bianche di quel mandato firmato all’avvocato era stata aggiunta a penna una percentuale di cui non avevo mai parlato con lui e tantomeno con il patronato. Volete sapere quanto mi hanno rubato? Trentamila euro».