La crisi del commercio a Terzigno: 5 nuovi negozi in 3 anni

Andrea Ripa,  

La crisi del commercio a Terzigno: 5 nuovi negozi in 3 anni

Cinque nuovi negozi aperti in soli tre anni, una crescente crisi economica legata alla pandemia e una sfida tutt’altro che facile per l’amministrazione comunale di Terzigno che s’appresta a governare il paese per i prossimi cinque anni: rilanciare l’economia locale. Tra la crisi delle attività commerciali e il sogno di riportare in città le imprese che sono scappate via negli ultimi anni, il secondo mandato del sindaco Francesco Ranieri mette la maggioranza di fronte a scelte difficili. La distesa di saracinesche abbassate lungo le strade principali del paese aumenta con il passare del tempo, mentre le nuove attività commerciali stentano ad affrontare quella che è più una missione di coraggio, che la volontà di «sbarcare il lunario». I cartelli di affittasi e vendesi sulle saracinesche in metallo sono un pugno nello stomaco. «Ma qui ci sono troppi vincoli», dice chi si è già arreso. Ed ha preferito investire altrove. A Terzigno, come in tutta l’area Vesuviana, il tunnel dell’emergenza economica appare essere una strada senza via d’uscita. Dove la luce è lontanissima, colpa di un sistema fiscale complicato e dei problemi sorti negli ultimi mesi a causa della pandemia. Da settembre 2017 a settembre 2020 nella piccola cittadina vesuviana sono circa 50 le pratiche di cessazione attività arrivate sul tavolo dei funzionari dell’Ente di via Gionti. Tra bar, enoteche, panetterie e attività itineranti: la crisi non guarda in faccia a nessuno. Dalla periferia al centro storico, la mappa dei negozi chiusi non conosce zone ricche e zone povere. Serrande chiuse dopo anni di attività. I dati del commercio degli ultimi anni a Terzigno sono, dunque, in negativo. Per ogni nove negozi che chiudono in città, ce n’è solo uno che decide di aprire i battenti. Numeri disastrosi di un’emergenza senza fine legata non soltanto alla crisi economica che a livello mondiale ha dimezzato negli anni le imprese, costringendo alla serrata tantissimi esercenti. Da queste parti a creare ostacoli all’economia locale si è messa anche una tassazione alle stelle, oltre ai numerosi vincoli a cui chi intende avviare una nuova attività deve far riferimento. Dati che devono essere spunto di riflessione all’interno della squadra di governo locale, destinata a nascere nelle prossime settimane. E mentre il commercio chiede aiuto, Ranieri «culla» il sogno dell’area di insediamento industriale. Il progetto per riportare le imprese scappate negli anni verso altri lidi all’ombra del Vesuvio è ambizioso. Ma servono tempi rapidi per dar risposta a chi è ancora convinto di investire su questo territorio.