Buonajuto guida la protesta dell’Anci: «Più delle chiusure servirebbe far rispettare le regole già esistenti»

Gaetano Angelotti,  

Buonajuto guida la protesta dell’Anci: «Più delle chiusure servirebbe far rispettare le regole già esistenti»

«Noi sindaci, come sempre, siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità, e anche ad andare oltre. Ma oltre ai poteri servono anche risorse e strumenti, altrimenti ci prendiamo solo in giro». Ciro Buonajuto, nuovo vicepresidente nazionale dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, commenta così la novità che più di altre sta facendo discutere del nuovo Dpcm annunciato domenica sera dal premier Giuseppe Conte.Buonajuto, non pensa che delegare ai sindaci l’eventuale chiusura di strade e piazze sia anche una sorta di scaricabarile da parte del governo?«Penso che il governo non possa attribuire poteri inattuabili. Sia chiaro: noi sindaci, come sempre, siamo pronti a prenderci le responsabilità, spesso anche quelle che non ci competerebbero. Ma almeno dobbiamo avere gli strumenti, sia in termini di risorse umane che materiali, per agire concretamente. Dobbiamo avere la possibilità di incidere».E in questo caso, pare di capire, secondo lei non ci sono?«Assolutamente no. Non abbiamo né uomini né strumenti adeguati. Ma al di là di questo, sono del parere che gli sforzi dovrebbero concentrarsi su obiettivi più importanti e anche più raggiungibili».Ad esempio quali?«In primo luogo assicurare controlli adeguati in modo da far rispettare le regole già esistenti, che da sole, credo, sarebbero già sufficienti se non altro a limitare i contagi. Ma anche per una questione di giustizia: perché io, come sindaco, dovrei chiudere un’intera strada, o una piazza, penalizzando magari decine di negozi che hanno fatto sforzi notevoli per mettersi in regola e lavorare in sicurezza, solo perché, magari, nei pressi c’è n’è uno che invece crea assembramenti pericolosi? Dobbiamo avere la capacità di sanzionare chi se ne infischia, non di punire tutti indistintamente. Altrimenti, prima di noi come sindaci, fallisce lo Stato nel suo insieme».Un po’ come accaduto, almeno in Campania, con le scuole. è d’accordo?«Guardi, io sono dell’avviso che la scuola dovrebbe essere l’ultima a chiudere, per tutta una serie di motivi. Innanzitutto perché, nonostante la Didattica a Distanza, che può essere una misura temporanea, non certo la “normalità”, stiamo arrecando soprattutto ai nostri bambini più piccoli dei danni che andranno ad incidere non solo sulla loro istruzione, ma anche sulla loro formazione caratteriale. La socializzazione è fondamentale: negargliela può risultare devastante.Poi c’è anche un aspetto che forse erroneamente viene considerato secondario: chiudere le scuole significa nel 99% dei casi tenere a casa le mamme. Privandole, di fatto, di quel già poco lavoro, spesso occasionale o precario, che faticosamente specie nelle nostre zone sono riuscite a conquistarsi».Quindi come se ne esce?«Mi rendo conto che gestire non solo gli alunni, ma anche i genitori e il personale docente e non, con questi numeri, è molto complicato, ma è proprio in questo che vorrei vedere uno sforzo maggiore da parte di tutte le istituzioni, per incidere concretamente su problematiche correlate, come il trasporto pubblico, l’edilizia scolastica. Invece di pensare a chiudere, insomma, dovremmo concentrarci, e concentrare uomini e risorse, su come aprire, riaprire o mantenere aperti in sicurezza».

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