Crac Deiulemar, la Svizzera non molla i soldi dei falliti: bloccati 27 milioni di euro

metropolisweb,  

Crac Deiulemar, la Svizzera non molla i soldi dei falliti: bloccati 27 milioni di euro

La brutta notizia è arrivata con una nota formale inviata da Lugano e recapitata al procuratore generale di Roma. I 27 milioni di euro bloccati in Svizzera e ritenuti riconducibili alla galassia della Deiulemar compagnia di navigazione non si toccano. Almeno per ora. Almeno fino a quando la Cassazione non avrà scritto la parola fine su quest’intricata questione giudiziaria. Una doccia gelata per i 13.000 risparmiatori travolti dal crac da 800 milioni di euro che ha fatto colare a picco la città di Torre del Greco. Quei soldi rappresentano il valore approssimativo di tre diversi trust. Scatole cinesi che si sarebbero dovute aprire per effetto della sentenza di condanna penale incassata dagli armatori falliti. Gli imprenditori a capo dell’impresa, infatti, sono stati dichiarati colpevoli di bancarotta anche se la Cassazione – nel confermare la loro responsabilità penale in merito ai reati contestati dalla Procura – ha rimandato gli atti in Appello per un diverso calcolo delle condanne.

L’intrigo

A luglio la Corte d’Appello di Roma ha emesso un’ordinanza relativa all’incidente di esecuzione richiesto dalla Procura Generale. Ordinanza che di fatto conferma che quei soldi «vanno messi a disposizione dell’autorità giudiziaria che ne ha disposto il sequestro». In sintesi il denaro deve tornare in Italia. L’ordinanza, come comunicato tempestivamente dai legali della Curatela ai magistrati svizzeri, sarebbe dovuta essere immediatamente esecutiva. Ma dai magistrati elvetici è venuta fuori una diversa interpretazione dei fatti che ha suscitato non poche perplessità tra legali e inquirenti italiani. Secondo i giudici svizzeri, al contrario della tesi della Procura di Roma, quei soldi, o meglio quei trust, sono bloccati. Il motivo? Gli armatori falliti hanno presentato ricorso in Cassazione contro l’esito dell’incidente di esecuzione eseguito a fine luglio. E quindi, sostengono in sintesi i magistrati elvetici, bisogna attendere l’esito definitivo di questa vicenda prima di poter procedere all’eventuale invio dei fondi in Italia. E quindi quei soldi – che secondo i legali della Curatela andrebbero immediatamente riportati in Italia e ripartiti direttamente obbligazionisti traditi – non potranno finire, per ora, nelle casse del più grande crac della storia di Torre del Greco. I trust finiti sotto sequestro (Darly Company, Yellow Cats Company e Future Holdings) rappresenterebbero, secondo gli inquirenti, uno dei tanti tasselli della galassia di investimenti messa insieme dagli armatori riconosciuti colpevoli del fallimento della compagnia di navigazione.

CRONACA