La protesta dopo le ruspe, Terzigno si è svegliata tardi

Andrea Ripa,  

La protesta dopo le ruspe, Terzigno si è svegliata tardi

Poco più di trenta persone davanti al cantiere edile aperto all’interno delle due ville abusive di via Fiume. Chiedono lo stop agli abbattimenti delle case di lusso. Mentre le ruspe continuano a lavorare, parte degli scheletri delle due abitazioni – che un tempo valevano milioni di euro – sono il segnale evidente ormai non c’è più niente da fare. La protesta che lunedì sera ha visto protagonista una sparuta parte di cittadini di Terzigno è il risveglio tardivo di una comunità che per settimane è rimasta in silenzio. Eppure dell’ordine di abbattimento della procura e delle operazioni di «smobilitazione» sapevano in tanti. E anche attraverso il nostro quotidiano abbiamo documentato le fasi salienti dell’ennesimo dramma abitativo che s’è consumato in città. Nonostante ciò nei giorni difficili dello sgombero e dell’inizio delle operazioni di demolizione, davanti alle abitazioni degli imprenditori di Terzigno – condannati all’abbattimento dei due edifici – non c’era nessuno. Soltanto qualche curioso e le forze dell’ordine per garantire la pubblica sicurezza. Una preoccupante rassegnazione ha lasciato spazio alle manifestazioni per la casa del passato. Segnali di un’emergenza che è stata ignorata a lungo. Ora, quando ormai sembra tutto irrimediabile, si torna a far rumore. Al di là delle proteste e delle richieste di incontro avanzate dai promotori del sit-in, le ruspe continueranno il proprio lavoro fino a che al posto delle ville di lusso non ci saranno soltanto macerie. «E’ inconcepibile che in tempi di pandemia si lascino intere famiglie senza un tetto, senza casa. Ecco perché scendiamo in strada per chiedere lo stop agli abbattimenti. E’ una questione di buon senso, vanno rispettate le sentenze. Ma vista la particolare situazione sanitaria, sarebbe stato più saggio attendere. E rinviare le operazioni di demolizione, qualora necessario, in un altro periodo», raccontano alcuni dei manifestati all’esterno delle due ville di lusso. Gli abbattimenti sono partiti ufficialmente martedì 7 ottobre, quando è stato aperto il cantiere all’interno delle due abitazioni nel cuore del centro storico. Operazioni che hanno riportato alla mente ai fatti di via Panoramica di un anno fa, quando quattordici famiglie – vittime di un raggiro – finirono in strada per far spazio alle ruspe che in pochi giorni demolirono tutto.  «L’amministrazione comunale ci deve poi spiegare quale orientamento vuole intraprendere in merito a una faccenda che riguarda l’intera comunità. Il dramma degli abbattimenti non riguarda soltanto poche famiglie, ma quasi tutti noi. Ecco perché chiederemo un incontro alla squadra di governo che s’è insediata da pochi giorni». Un incontro che potrebbe portare a poco o nulla, perché le ruspe da giorni continuano a demolire le due abitazioni. Parte della prima villa, quella che s’affaccia su via Fiume, è stata già abbattuta. Primo atto di un intervento destinato a buttare giù – dopo trent’anni – due grossi edifici nel centro storico di Terzigno.

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