Lo sconforto dell’infettivologo Faella: «Questa volta rischiamo i morti sulle ambulanze»

Vincenzo Lamberti,  

Lo sconforto dell’infettivologo Faella: «Questa volta rischiamo i morti sulle ambulanze»

Franco Faella è primario emerito dell’ospedale Cotugno. Infettivologo di fama internazionale, durante la prima fase della pandemia è stato richiamato al Loreto Mare per un apporto poi rivelatosi essenziale. Professore Faella, oggi si torna a parlare di lockdown. Lei come  esperto condivide questo approccio?«Vede da esperto della materia avrei avuto molte cose da dire in passato. E’ chiaro che stando così le cose siamo arrivati a un punto in cui il lockdown sembra la soluzione al problema. Ed è a questo punto possibile che la soluzione sia questa. A me la cosa che sconcerta è che il lockdown lo chiediamo noi della Campania. Ho la sensazione che sia stata gestita malissimo, rispetto a come abbiamo fatto a fare arrivare un’epidemia a questi livelli».Pensa che i mesi estivi siano stati spesi male dal punto di vista del contrasto al Covid?«C’è stato rilassamento. Per tre mesi ce la siamo goduta perché c’era l’estate. Questo è stato gravissimo. Devo dirle che io una serie di cose le avevo previste ma nessuno se ne è fregato».A cosa si riferisce?«Avevo chiesto che si facessero gli hospice dove mettere pazienti asintomatici. Immaginiamo oggi cosa succede quando qualche asintomatico vive in un basso o in un appartamento di 30 metri quadri con dieci persone, e deve stare in isolamento».Cos’altro non ha funzionato?«Non si è presa in considerazione la possibilità di utilizzare meglio i medici di base. Dovevano intervenire nella lotta al Covid. Ora sono stati richiamati per fare i tamponi, ma io dissi prepariamoci per assegnare anche ai laboratori degli ospedali e dei privati il tracciamento su larga scala. Oggi che tracciamento vogliamo fare? Il sistema è saltato».Come sta rispondendo la sanità campana a questa seconda ondata?«La risposta della sanità campana è corretta. Naturalmente non è che ho 40 posti letto e ricovero 50 persone. Oggi un povero cristo trova difficoltà anche in sub intensiva. Se le cose dovessero continuare così fra qualche giorno avremo il rischio che la gente muoia nelle ambulanze».

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