Rione Carceri, ordinanze ignorate: trentotto indagati a Torre Annunziata

Giovanna Salvati,  

Rione Carceri, ordinanze ignorate: trentotto indagati a Torre Annunziata

Trentotto indagati. Trentotto avvisi di garanzia per inottemperanza alle ordinanze di messa in sicurezza nelle abitazioni che sono a rischio crollo nel Quadrilatero delle Carceri. Ci risiamo. Un copione che si ripete ancora per una storia che sembra non avere mai fine. Lo spettro del passato, dal post terremoto fino ad oggi, centinaia di ordinanze snobbate, decine di crolli, tragedia scampate e un quartiere trasformato in una pattumiera, nel simbolo del malaffare e della mala gestione di una classe politica che negli anni ha fallito. Poi la decisione della procura di Torre Annunziata di avviare un’inchiesta, i due super pm Pierpaolo Filippelli e Emilio Prisco a lavoro con i carabinieri e vigili urbani in una task force iniziata con l’acquisizione degli atti in Comune. Di qui i primi sgomberi, le barriere che hanno cancellato il degrado e il pericolo e con esso anche l’identità di un quartiere. Le prime denunce, il tentativo di riportare la parola legalità, un rione dimenticato e ieri la prima svolta. Trentotto – numero destinato a salire – sono le ordinanze notificate dai vigili del comando della polizia municipale di Torre Annunziata – coordinati dal comandante Antonio Virno – firmate dal dirigente dell’ufficio tecnico Nunzio Ariano, e dirette ai proprietari degli immobili nel Quadrilatero. Indagati per non aver messo in sicurezza gli immobili che nel tempo sono diventati un pericolo per i cittadini, che hanno messo a rischio la vita di chi sarebbe potuto finire sotto le macerie durante i crolli. Trentotto persone, considerati proprietari molti residenti a Torre Annunziata ma tra questi anche proprietari che nel corso degli anni si sono trasferiti in altre parte d’Italia.  Tutti sono stati iscritti nel registro degli indagati perché non hanno rispettato l’ordine di mettere in sicurezza quella abitazioni. Una ordinanza, la numero 68 del 17 aprile del 2019 che si aggiungeva a quelle pregresse, snobbate come l’ultima. Così la decisione di fare il pugno duro. E per chi aveva pensato che anche quest’altra ordinanza sarebbe finita nel cassetto  deve invece cambiare idea e iniziare a pensare seriamente di procedere subito alla messa in sicurezza di case che rappresentano un rischio concreto per tutti. Questa volta la Procura non ha alcuna intenzione di fermarsi. Lo ha dimostrato anche con la decisione di approfondire tutti gli atti relativamente agli incarichi dati alle ditte su nomina diretta per la rimozione dei rifiuti proprio nel rione delle Carceri. Una situazione che rappresenta una bomba ad orologeria come un rione che continua a sbriciolarsi perchè negli anni nulla è stato fatto. Il degrado lo ha consumato, divorato, giorno dopo giorno, mentre l’indifferenza viaggiava di pari passo. Ora il tentativo di correre ai ripari, tardi, ma comunque uno sforzo che Procura e carabinieri con il Comune stanno mettendo in campo. @riproduzione riservata

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