Il folle gioco razzista della movida di San Giuseppe Vesuviano: punti in testa ai migranti e fughe in scooter

Andrea Ripa,  

Il folle gioco razzista della movida di San Giuseppe Vesuviano: punti in testa ai migranti e fughe in scooter

Un folle gioco macchiato di sangue e razzismo. Un escalation di casi che ora allerta anche le forze dell’ordine dopo le recenti segnalazioni. L’allarme movida a San Giuseppe Vesuviano, già al centro delle polemiche nei mesi scorsi, si mischia ancora una volta con l’emergenza microcriminalità all’ombra del Vesuvio. Nonostante restrizioni e provvedimenti di coprifuoco, in città si continua a discutere di quanto pericolose rischino di diventare «certe abitudini» sempre più diffuse tra i giovanissimi. L’ultimo folle gioco che arriva dalla città vesuviana è un mix di violenza e razzismo. Le vittime, per lo più cittadini di nazionalità bengalese e indiana che vivono alla periferia, vengono prese di mira da giovani in scooter. Sorprese mentre passeggiano in marciapiede, magari per tornare a casa dopo il lavoro. Il motorino che sfreccia per le strade del centro storico, una volta adocchiato l’obiettivo rallenta. Si avvicina. E poi uno dei due giovani in sella allo scooter sferra un pugno. A gesto compiuto, il motorino torna a scappare per le strade di San Giuseppe Vesuviano. Chi fugge spesso si guarda indietro a guardare «l’opera compiuta», tra insulti e risa. Mentre chi viene colpito molto spesso non ha neanche il tempo di accorgersi di quello che sta accadendo. E a sentire le voci di una comunità che a più riprese s’è detta «preoccupata» per gli atteggiamenti assunti dai giovanissimi – di San Giuseppe Vesuviano e non – i casi si ripetono con cadenza quotidiana. Ma fossero soltanto i pugni, spesso anche lanci di sacchetti di rifiuti o gavettoni d’acqua gelida. Ai danni dei cittadini della comunità bengalese per lo più, una delle comunità più popolose tra gli stranieri che vivono a San Giuseppe Vesuviano. Ma nel mirino di un «folle» gioco sempre più diffuso tra i giovani di questo angolo di provincia ci è finito anche chi è nato e cresciuto all’ombra del Vesuvio. L’ennesimo allarme che arriva da San Giuseppe Vesuviano, dove sempre più spesso la movida finisce nel mirino di polemiche e controlli da parte delle forze dell’ordine. Basti pensare alle continue risse scoppiate fino a qualche mese fa proprio sotto al santuario di San Giuseppe Vesuviano tra bande di giovanissimi che per uno sguardo di troppo seminavano terrore nel centro storico. Oppure ai continui raid vandalici alle giostrine di piazza Elena d’Aosta, altro punto nevralgico del centro storico. Prese d’assalto più volte da orde di ragazzini che per noia scatenavano il panico, fino alle folli corse nelle «macchine 50», lungo la strada che porta a Ottaviano. Via San Leonardo che spesso è stata trasformata in circuito di Formula 1. Tutti segnali di una città soventemente fuori controllo, tra gli allarmi di una comunità che spesso ha provato a far sentire la propria voce chiedendo quella «tranquillità perduta» che un tempo era «soltanto» normalità.

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