Organo di gestione, ombre e veleni a Torre del Greco: «Nomine illegittime, Palomba tace»

Alberto Dortucci,  

Organo di gestione, ombre e veleni a Torre del Greco: «Nomine illegittime, Palomba tace»
Luigi Mele

Torre del Greco. Un silenzio lungo 10 mesi, con buona pace della trasparenza sventolata ai quattro venti dal sindaco Giovanni Palomba. Evidentemente a corto di spiegazioni sulla richiesta di chiarimenti avanzata dal «rivale» Luigi Mele – l’ex assessore di Ciro Borriello, sconfitto al ballottaggio del 24 giugno 2018 – in merito alla nomina dei tre componenti dell’organo per il controllo di gestione. Una selezione scattata a febbraio del 2019 e conclusa a maggio del 2019 con la nomina di Mario Altiero – l’ex consigliere comunale indicato dal Pd – Salvatore Russo e Rosa Miele, indicata dalla coppia di politici-avvocati formata da Gaetano Frulio e Luisa Liguoro: indicazioni subito finite al centro di polemiche e veleni, al punto da convincere l’attuale esponente della Lega a presentare istanza di accesso agli atti per provare a fare luce sulle selezioni.

Una felice intuizione, considerata la nota firmata dal segretario generale Pasquale Incarnato relativa alle 8 istanze di partecipazione al bando promosso dal Comune: «Si sottolinea riguardo ai requisiti c) e d) l’impossibilità di esprimere valutazioni di merito», il punto focale della relazione del funzionario di palazzo Baronale. Parole disinvoltamente ignorate dal primo cittadino, pronto a procedere con la scelta dei tre componenti dell’organo per il controllo e la gestione indicati dagli alleati. Di qui, la decisione di Luigi Mele di presentare un’interrogazione a risposta scritta al leader della carovana del buongoverno per fare piena luce sulla vicenda: «Evidentemente i nominati dal sindaco – si legge all’interno del documento presentato il 13 gennaio 2020 – non avevano i requisiti, come specificato nell’esame delle candidature. Pertanto, si chiede di conoscere se siano legittime le nomine decise dal sindaco Giovanni Palomba».

Da regolamento, la risposta scritta all’esponente della Lega sarebbe dovuta arrivare entro dieci giorni. Invece, sono passati dieci mesi e il primo cittadino non si è neanche preoccupato di motivare una scelta costata fino a oggi decine di migliaia di euro alle casse dell’ente di largo Plebiscito. Eppure, in dieci mesi non sono mancati i «solleciti» per provare a sgomberare il campo da qualsiasi ombra. Puntualmente ignorati. «Si tratta di una cattiva abitudine del primo cittadino trascurare le istanze provenienti dai banchi della minoranza- sottolinea l’ex assessore ai lavori pubblici -. Ma, stavolta, non si tratta solo di scorrettezza istituzionale bensì di regole calpestate senza rispetto dell’opposizione. Sarebbe grave se tutto ciò fosse “giustificato” dalla mancanza di risposte in grado di legittimare le scelte politiche del primo cittadino».

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