La protesta di Pompei, imprese sul lastrico per il Covid. Il ristoratore: “Saremo costretti a licenziare le persone”

Salvatore Piro,  

La protesta di Pompei, imprese sul lastrico per il Covid. Il ristoratore: “Saremo costretti a licenziare le persone”

“Siamo a terra”. Il grido d’allarme si leva da Pompei. A lanciarlo, ieri, sono stati imprenditori e commercianti. La loro è una protesta forte, ma pacifica. Tuttora ignorata da Governo e Regione. Ieri, per farsi finalmente sentire, gli imprenditori di Pompei – “messi in ginocchio dalle restrizioni, dal lockdown, adesso pure dal coprifuoco imposto da De Luca” – hanno abbassato le serrande, sono scesi in strada per un flash-mob. Tutti loro, circa 100 iscritti alla locale Confcommercio, davanti alle saracinesche tristemente chiuse “brandivano” un cartello bianco. E una scritta: “#Siamo a terra”. E’ questo il loro hashtag. E’ disperato.

LA TESTIMONIANZA. “Un Paese serio, un’Italia vera, un governo responsabile avrebbe detto alle imprese: quest’anno niente tasse. Quest’anno è un anno ‘bianco’, lavorate e basta. E invece continuano ad arrivare gli f24, le imposte, le utenze e i bollettini da pagare. Certamente, io non fallirò per le loro tasse”. E’ un racconto duro da digerire. E’ la realtà. “Mi chiamo Andrea Amitrano. Ho 52 anni, un ristorante, 12 dipendenti. Più della metà dovrò spedirli in cassa integrazione. In questo modo, non posso più tirare avanti”. Anche Andrea, uno dei più famosi imprenditori cittadini, ieri ha protestato contro il Governo e la Regione Campania.

LE ACCUSE. “Sono principalmente due: la prima è l’attuale, incredibile caos normativo. La sera, il premier Conte fa uscire il suo dpcm, le sue regole che noi imprenditori dobbiamo rispettare. La mattina dopo, De Luca, in Campania, può ribaltare il risultato e la partita. Non so più a chi devo credere. A questo punto, ci chiudano e basta”. Andrea Amitrano, che in via Plinio, la via deserta degli Scavi di Pompei – rimasti in pratica senza turisti stranieri ormai bloccati agli aeroporti o visitatori italiani “terrorizzati” dal Coronavirus – dal 2017 gestisce “Shaval”, ristorante e braceria di gusto, lancia poi la sua seconda accusa: “Non siamo dei pirati. Dopo il primo lockdown, chi ci governa aveva imposto meno tavoli, la sanificazione obbligatoria, il distanziamento nei locali. Abbiamo fatto tutto quello che ci era stato imposto prima dell’estate. Abbiamo speso soldi, migliaia di euro per rivoluzionare bar, gelaterie e ristoranti. Abbiamo tolto il 50% dei coperti. Abbiamo subito sulla nostra pelle tutti i mancati incassi. Adesso” prosegue l’imprenditore che ha aderito ieri al flash-mob, “brandendo” il suo cartello, il suo hashtag disperato, “al Governo e alla Regione non vanno bene neppure i vecchi protocolli. A questo punto, mi chiedo a quale gioco stiamo giocando”.

12 DIPENDENTI A RISCHIO. “Abbassare la serranda alle 18 mi costringe a spedire in cassa integrazione più della metà dei dipendenti. Aiuti dallo Stato? Ho ricevuto una sola tranche ad aprile. Mentre, dopo il primo lockdown, i miei lavoratori hanno aspettato 3 mesi per avere l’accredito della Cig di marzo” prosegue Amitrano, che conclude: “Il coprifuoco imposto da De Luca, perfino tra Pompei e Scafati, mi ha quasi dimezzato la clientela. Chiuderò il 2020 con un fatturato, che è già sotto ormai dell’80% rispetto all’anno precedente. Eppure, il prossimo 24 novembre, dovrò pagare la seconda rata della dichiarazione dei redditi. Non credo che, questa volta, riuscirò a pagare. Certamente, io non fallirò per pagare le tasse”.

LA PROTESTA.  Serrande dei negozi abbassate, per 10 minuti, ieri a Pompei. A ribellarsi sono stati i commercianti: titolari di bar, ristoranti, pizzerie, ma anche dei negozi di abbigliamento. Tutti hanno abbassato in pratica le saracinesche dei locali in segno di protesta contro le ultime restrizioni imposte dal Governo e dalla Regione Campania. Una protesta civile con cui la Confcommercio di Pompei ha aderito alla manifestazione organizzata dalla Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi. Il presidente di Confcommercio Pompei, Gino Longobardi, ha spiegato: “Il nostro obiettivo è quello di far rimanere aperte tutte le attività, nel pieno rispetto delle regole anti-contagio, fino alle 23:00. Diversamente, anche a Pompei, gli imprenditori rischiano seriamente il collasso”. I

DATI SULLA CRISI. L’Anpal, Agenzia nazionale sulle politiche attive e sul lavoro, ha già fornito una prima e parziale stima dei dati sulla crisi economica in Campania. Secondo il primo rapporto Anpal, stilato nel settembre scorso, sono 400 le aziende che ad oggi si trovano in difficoltà in Campania. Alcune di queste aziende hanno già chiuso. Ci sarebbero inoltre a rischio circa 1.750 posti di lavoro. Nel dettaglio, in pericolo ci sono i posti di lavoro per 650 operai dell’industria, 735 del settore terziario, 247 del commercio e 164 del campo dell’edilizia.

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