La testimonianza: «Dolore e paura. Il virus mi tortura ma lo sconfiggerò»

Salvatore Dare,  

La testimonianza: «Dolore e paura. Il virus mi tortura ma lo sconfiggerò»

Nei corridoi degli ospedali Covid della Campania si sentono soltanto passi di medici e infermieri. Corrono da una stanza all’altra per salvare le vite di chi, in quei letti tutti uguali e anonimi, lotta contro un killer silenzioso e dannato. Un virus diventato sgradito compagno di un’esistenza stravolta dalla pandemia. Sotto le coperte si intrecciano storie e timori di chi mai avrebbe creduto che quell’emergenza sanitaria, un anno fa distante migliaia di chilometri, avrebbe coinvolto proprio loro. In un letto d’ospedale, al Maresca di Torre del Greco, da qualche giorno c’è anche Angelo Bianco. Avvocato di Terzigno, impegnato in politica e nell’associazionismo. Un volto noto della città vesuviana, il virus ha colpito anche lui. Oggi – seppur con un filo di forza – portavoce di quella battaglia che ogni giorno coinvolge migliaia di persone, con la Campania tra le Regioni a pagare il prezzo più alto di questa seconda ondata. A Montedoro è arrivato da Nola a bordo di una barella di biocontenimento, diventate ormai «troppo comuni», per il trasporto dei malati Covid. «Essere trasportato in quel modo ti fa sentire male, inerte davanti al virus. Non è stata una sensazione piacevole». Ma il mostro va battuto con ogni mezzo possibile. «Ed io ce la sto mettendo tutta».

Avvocato Bianco quando ha avuto i primi sintomi?

«Poco più di una settimana fa. Febbre forte e dolori alla schiena. Dopo è cominciata la tosse e i dolori addominali. Si temeva un’ernia strozzata, invece era il Covid».

Ed ora come sono le sue condizioni di salute?

«I focolai di polmonite bilaterale stanno regredendo. Resta uno squarcio di lacerazione addominale per via  dalla tosse che ha causato un vasto ematoma sottofasciale. Non dormo più da sei giorni, dolori lancinanti».

Quali sensazioni hanno attraversato la sua mente in questi momenti difficili?

«In genere sono uno che non si abbatte, ma questo è un male subdolo. Cambia sintomi in poche ore. La mattina sei astinomatico e la sera ti ritrovi intubato. A Nola è capitato a un mio compagno di stanza. Ho capito quanto è pericoloso questo virus».

La battaglia è tremenda: ogni giorno controlli, analisi e prelievi. A ogni ora del giorno.

«Alle sei del mattino l’ennesimo emogas, mi sono sentito raggelare. Stavo svenendo mi hanno ripreso. Per non parlare delle terapie: cortisone, eparina, antibiotici. Ed esami del sangue continui. Le vene non si trovano più. I medici sono professionali e sono davvero in trincea, questo virus è una tortura».

Una “tortura” comune, quanti siete in stanza?

«Siamo in quattro, ma quasi non ci conosciamo. Giusto qualche sguardo, ma non parliamo perché la situazione non lo consente dati i sintomi di ognuno».

E i suoi parenti stretti come stanno? Come comunica con loro?

«Sono positivi asintomatici, sono in isolamento a casa. Comunichiamo attraverso le chat di whatsapp, facciamo dei giochi. Evito le videochiamate per non far impressionare i ragazzi, passiamo così le giornate. Mi stanno tutti vicino. Anche tanti amici, non immaginavo tanta solidarietà e partecipazione».

Eppure fuori dagli ospedali c’è un mondo che «nega» l’esistenza stessa del virus, un popolo di persone che pensa che tutto questo sia una strumentalizzazione.

«Se sto esponendomi in questo modo è solo per sensibilizzare chiunque ad una profilassi corretta. Mi ritengo fortunato ad aver contratto il virus non al massimo della sua carica virale, altrimenti sarebbe stato peggio. Consiglierei ai negazionisti di attraversare qualche reparto Covid, al solo scopo di ringraziare incessantemente infermieri e medici che non si risparmiano 24 ore al giorno».

Ma chiudere tutto crede sia la soluzione giusta?

«Sta di fatto che il contagio va bloccato, altrimenti si dovrà invocare l’immunità di gregge. A giugno abbiamo abbassato la guardia, credevamo fosse sparito. Non è stato così».

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