L’Asl ora teme il peggio: “Servono posti letto per la seconda ondata”

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L’Asl ora teme il peggio: “Servono posti letto per la seconda ondata”

«Lavoro quasi 20 ore al giorno. Ma sono arrabbiato, soprattutto con me stesso. Perché penso che si può fare di più in una situazione terribile come questa». Gennaro Sosto, direttore generale dell’Asl Napoli 3, ha gli occhi lucidi. Sul tavolo due cellulari che non smettono di vibrare. Sul tavolaccio di legno dossier, dati e cartelle che raccontano il dramma di questi giorni.

Direttore, partiamo dall’inizio: Boscotrecase è sulla carta l’unico Covid Hospital dell’Asl. Qual è la situazione?

«55 posti in degenza, 20 in sub intensiva e 8 in terapia intensiva. Sono tutti occupati».

Numeri da ampliare?

«Entro il dieci novembre avremo nuovi posti letto. Oltre venti in più in degenza, l’ampliamento della sub intensiva, per un totale di 80 degenza ordinaria, 30 sub intensiva e 13 di terapia intensiva. Se ci fosse una catastrofe, usando le sale operatorie, potremmo avere ancora altri quindici posti in più».

Il Maresca di Torre del Greco è diventato una sorta di secondo Covid Hospital. I numeri quali sono?

«Abbiamo 28 posti letto occupati. Ma arriviamo a 30. Ricoveriamo pazienti con intensità media del virus, perché i casi più gravi li dirottiamo su Boscotrecase».

Vi fermate qui?

«No, il dieci novembre arriveremo a 40 posti. Al Maresca vi sono due padiglioni staccati tra di loro. Nel corpo vecchio del Maresca ci sono i posti Covid, sul secondo corpo staccato completamente ci sono 18-20 posti di pazienti ordinari».

Perché è così difficile aprire nuovi reparti Covid?

«Perché abbiamo difficoltà di reperimento di figure di area medica per il covid. Non posso mandare gli ortopedici a gestire pazienti Covid. Se siamo in uno scenario di guerra magari accadrà, ma ora ho bisogno di esxpertise dedicate e specifiche».

Servono altri reparti di sub intensiva?

«Vede nelle vecchie strutture c’è il problema degli impianti dell’ossigeno. Si tratta di ospedali degli anni ‘60 e ’70: le tubazioni non consentono afflusso tale da alimentare insieme tutte le postazioni. Al Maresca, per aggiungere posti, stiamo facendo lavori sull’impianto dell’ossigeno».

Perché non agire sull’Apicella di Pollena Trocchia?

«Da lì abbiamo preso gli pneumologi che sono andati a Boscotrecase. Se voglio fare un reparto Covid a Pollena devo prendere i medici da Nola. E’ un sistema complesso, quasi vizioso» Servirebbero medici, dottor Sosto.

«E crede che non lo sappia. Abbiamo bandito un concorso per 15 posti a tempo indeterminato per medici del pronto soccorso. Ha sentito bene? Tempo indeterminato»

Si ho sentito. E come è andata?

«Il concorso è andato deserto due volte».

Intanto avete bloccato il pronto soccorso di Castellammare.

«Facciamo chiarezza. Anche durante il caos i codici rossi hanno sempre funzionato. Ma nello scorso week end Castellammare ha accolto più di 25 pazienti Covid. Lì abbiamo un percorso che consente di tenere separate le due aree. Ma quando sono di più i casi Covid, allora i pazienti debordano e arrivano nell’area degli interventi ordinari»

Pensavate di aprire Nola come Covid H?

«E’ una situazione su cui stiamo ragionando. Ma vede dobbiamo fare una premessa».

Quale?

«Il primo aspetto è l’incremento di numeri rispetto a marzo. Ci aspettavamo un raddoppio ma siamo già oltre. La situazione è seria».

E poi?

«A Nola, come a Vico Equense dove abbiamo chiuso il pronto soccorso non era uno sfizio. A Vico c’erano solo tre medici e avevamo la non presenza di specialisti di area medica che ci servivano per pazienti covid altrove. Capisco che non piaccia ma delle scelte a tutela dei cittadini vanno fatte. Altrimenti non salviamo i pazienti covid e nemmeno quelli del pronto soccorso»

Le battaglie di campanile.

«La situazione è sera: non si decide su input politici. Le battaglie di campanile sono deleterie per i cittadini. Non è la mia terra, ma faccio uno sforzo immane per dare le migliori chance a questo territorio. Ma dovrebbe essere il territorio a volerlo. C’è stata una vecchia abitudine di fare scelte strategiche su criteri politici in passato. Ma ora non funziona così».

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