Il sogno di Federico, il ragazzo di Torre Annunziata paralizzato dopo un tuffo: «Voglio tornare a dipingere»

Salvatore Piro,  

Il sogno di Federico, il ragazzo di Torre Annunziata paralizzato dopo un tuffo: «Voglio tornare a dipingere»

“Spero di riacquistare almeno l’uso delle mani. Voglio tornare a dipingere”. Due frasi secche, un messaggio di coraggio, lotta e volontà interiore: acquista più forza se a lanciarlo, da un letto d’ospedale, è un ragazzino. Ha 16 anni, si chiama Federico (nome fantasioso a tutela della privacy), continua a credere in un sogno. “Dipingere. Diplomarsi al Liceo dell’Arte”. Un sogno che neppure un destino infausto e crudele, un tuffo che finisce con un tonfo sugli scogli, le gambe ormai andate, riesce a spezzare. E’ questa la storia di Federico, 16 anni di Torre del Greco, un’adolescenza spensierata fermatasi il 7 luglio scorso sulla spiaggia di Meta, nella zona della spiaggia del Resegone. Dove un gioco rischioso a mare, una “bravata”, ha rischiato di finire in pura tragedia. Federico, quel giorno, si tuffa in acqua, ma batte con violenza contro gli scogli. Immediatamente soccorso dal 118, poi trasportato in eliambulanza presso l’unità di Neurochirurgia dell’ospedale di Caserta, Federico è sottoposto a una tac cervicale. Il test conferma una diagnosi, che quasi non lascia speranza: “due vertebre rotte. Il ragazzo non ha la funzionalità degli arti inferiori”. Però le mani, quelle no, le stesse con le quali poco prima Federico dipingeva in classe, alla 3^C con indirizzo grafico del Liceo d’Arte e Comunicazione “Giorgio De Chirico” di Torre Annunziata, possono salvarsi. Ancora. Federico allora inizia la sua lotta: 9 mesi di riabilitazione presso l’ospedale di Montecatone, nella lontana Imola. E’ un centro specializzato, il top. Federico migliora, qui frequenta pure scuola. Nel frattempo a Torre Annunziata, i suoi compagni e il dirigente del Liceo, Felicio Izzo, non appena appresa la notizia al rientro in classe di settembre, prima dell’ultimo lockdown “mascherato”, decidono di combattere la lotta di Federico: “Tornerai a dipingere, forza. Ti aspettiamo in classe”. Tutto il Liceo, preside in testa, si mobilita per Federico. Alla riapertura dei cancelli, il dirigente Izzo lancia la proposta: “allo stesso posto di Federico, da ora, ci sarà la sua sagoma in cartone. Facciamola con lo scudetto del Milan ben impresso in petto. Il Milan è la sua squadra”. Detto, fatto. I compagni di classe, insieme ai docenti, girano un video di 7 minuti. In primo piano, seduta al posto di ‘Fede’, c’è la sua sagoma. Il video scorre, il dirigente Izzo recita a memoria la formazione del Milan del ‘69, che grazie ai gol degli immortali Prati e Sormani vinse la seconda Coppa dei Campioni. “Vincerai anche tu, Federico. Proprio come fece il tuo Milan” gli dice nel video il preside. E’ commosso, le immagini scorrono. Fino al saluto dei compagni di classe: “Tieni duro. Ti aspettiamo”  La risposta di Federico arriva a Torre grazie a una telefonata. A raccoglierla è il prof del Liceo, Crescenzio D’Ambrosio. “Prof” gli dice Fede al cellulare “io lotto. Lotto per tornare a dipingere”.

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