Omicidio Sabatino, svolta nelle indagini: l’ombra dei Gentile dietro il massacro di Pimonte

Elena Pontoriero,  

Omicidio Sabatino, svolta nelle indagini: l’ombra dei Gentile dietro il massacro di Pimonte

Per l’Antimafia dietro la morte di Filippo Sabatino, ucciso in un agguato a Pimonte il 2 maggio del 2018, potrebbe esserci l’ombra dei Gentile. E’ uno dei retroscena che emerge tra le pieghe dell’inchiesta che lunedì mattina ha portato all’esecuzione di un’ordinanza cautelare a carico di alcuni soggetti ritenuti legati proprio al sodalizio attivo sul territorio di Agerola.

Sabatino, ritenuto il factotum del boss Francesco Di Martino, alias zì ciccio, boss di Pimonte. L’omicidio, secondo gli inquirenti, rappresenterebbe un messaggio diretto al capoclan degli Afeltra-Di Martino, lasciato in vita volutamente dai killer.

Almeno questa è la versione degli 007, venuta fuori dalla lunga indagine partita dal 2017 con l’ascesa del clan di via Gesinella a Pimonte che aveva deciso di estendere i propri affari anche nel vicino Comune di Agerola. Furti ed estorsioni. La cosca aveva tentato di farsi strada anche nel mercato immobiliare. Un’indagine che, oggi, definisce l’intera rete della criminalità, la spartizione dei territori e la convivenza pacifica tra i clan Gentile di Agerola e la cosca Afeltra-Di Martino attiva tra Pimonte e Gragnano, tutte alleate nonché unite da vincoli di parentela. L’invasione di campo, però, proprio da parte di Francesco Di Martino è stata bloccata prima ancora che i carabinieri riuscissero a mettere le manette al 69enne, finito in cella a ottobre del 2019 con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il delitto, invece, era stato ordinato il 2 maggio 2018, quando a bordo di un furgone stavano viaggiando Francesco Di Martino e il suo autista Filippo Sabatino. I due erano stati in un bar e dopo aver “consumato un caffè e un gelato”, avevano fatto rientro a casa. Ma le telecamere di videosorveglianza avevano immortalato anche altro. Dalle registrazioni acquisite dagli investigatori, infatti, viene catturato l’incontro dei due con Vincenzo Gentile, dell’omonimo clan, poco prima dell’agguato mortale. Ed è proprio nella cosca di Agerola che, secondo l’Antimafia, è da ricercasi il mandante del delitto.

Una ricostruzione certosina della scena dell’agguato ha smontato le dichiarazioni rese da Francesco Di Martino, detto zì ciccio, e dai suoi giovani parenti Carmine Zurlo e Raffaele Scarfato transitati pochi minuti dopo gli spari, così come accertato dall’indagine. «Ero io il bersaglio ma hanno ucciso Filippo Sabatino, un bravo ragazzo che mi aiutava in fattoria», aveva detto agli investigatori Francesco Di Martino. Una ipotesi che non hconvito gli inquirenti. Secondo la Dda Filippo Sabatino è stato ucciso per lanciare un messaggio al boss Di Martino. Sullo sfondo di una vicenda tutta da chiarire – le indagini sull’omicidio sono ancora in corso – un giro d’affari enorme. Estorsioni a tappeto a imprenditori, ristoratori, ditte edili, caseifici e professionisti. Tutti costretti ad acquistare le quantità di merci decise dal clan Gentile e ai prezzi imposti dai boss.

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