Cancelli davanti al Santuario di Pompei: ora i clochard dormono in stazione e la Chiesa nega l’emergenza sociale

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Cancelli davanti al Santuario di Pompei: ora i clochard dormono in stazione e la Chiesa nega l’emergenza sociale

Santuario blindato, il clochard ora dorme sotto ai portici della stazione in piazza Vittorio Veneto. E’ un allarme, corredato da una foto, che diventa indizio. Non è un atto di accusa, è un monito di riflessione. Indirizzato dalle pagine di un giornale, che per definizione serve a informare, aprire discussioni anche polemiche, a chi, appena ieri mattina, dalle pagine di un attento blog personale scriveva: «Coloro che si sono indignati ci aiutino a individuare e conoscere i clochard di Pompei così da poterli soccorrere». A scrivere è infatti don Ivan Licinio, Vicerettore del Santuario di Pompei. Eccolo qui, impresso in foto, il primo clochard che ora dorme al gelo: si ripara dal freddo, adesso anche dal rischio di morire per il Covid, nei pressi della stazione della Circumvesuviana. Una stazione che di notte è chiusa, blindata. Così come blindato è pure il Santuario di Pompei, che dallo scorso 30 ottobre vede il suo porticato in piazza Bartolo Longo sbarrato da 5 cancelli in ferro. Barriere che, di fatto, impediscono ai senzatetto di trovare, comunque, un ricovero per la notte, che di certo è più sicuro di una stazione ferroviaria. L’installazione dei cancelli ha già fatto esplodere la rivolta dei fedeli. Il Vicerettore del Santuario ha poi provato a spiegare le motivazioni che hanno indotto la Chiesa a chiudere il porticato d’ingresso: «Proteggere e custodire tale monumento da possibili atti vandalici e dal degrado di cui molto spesso è vittima nelle ore notturne» ha scritto ieri don Ivan, replicando a quelle che lui stesso definisce «le tastiere dei leoni e le inchieste giornalistiche dei segugi dello scoop». «Il porticato d’ingresso al Santuario», prosegue il Vicerettore della Basilica di Pompei. «E’ una vera e propria opera d’arte. Quella dell’installazione dei cancelli è una pratica abituale e comune a tante altre. Inoltre, in previsione dell’installazione di una nuova opera d’arte nel pronao, si è ritenuto indispensabile avviare tutte le pratiche necessarie alla messa in sicurezza dello stesso, chiedendo l’autorizzazione alle soprintendenze e alle istituzioni competenti». Per quanto riguarda i clochard, don Ivan assicura  che «sono accolti ogni giorno alla Mensa dei poveri “Papa Francesco”, ma nessuno di loro dorme nel pronao del Santuario. Dei dieci clochard che venivano menzionati nell’articolo (qui il sacerdote si riferisce al primo articolo sulla vicenda, pubblicato da Metropolis il 4 settembre scorso, ndr) non ne abbiamo trovato uno. Sapete perché? Non ci sono». Eppure, appena cala il buio, basterebbe fare un giro in città. Così anche don Ivan, forse, riuscirebbe a vedere quel clochard, che ora dorme sotto ai portici di una stazione.

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