Cvid. Bus turistici fermi da un anno: «Siamo fantasmi»

Elena Pontoriero,  

Cvid. Bus turistici fermi da un anno: «Siamo fantasmi»

In viaggio di notte in bus vuoti, sperando di poterli riempire di turisti, di studenti, di professionisti e fedeli. Una speranza che continua a tenere accesi i pullman turistici fermi oramai da un anno esatto. Un indotto dimenticato e che a oggi (ndr) non è rientrato nell’ultimo Dpcm del premier Conte, diversamente dai ristori formulati per le guide turistiche e le agenzie di viaggio. In 150 bus sono partiti nella notte tra martedì e mercoledì dalla Campania per raggiungere Rome e tentare di varcare le porte di Montecitorio per ricordare al presidente Giuseppe Conte che fuori da tutti sono rimasti i titolari e i dipendenti delle aziende di trasporto turistico che, tenuto ancora in vita dalla cassa integrazione, rischia seriamente di scomparire. «Abbiamo perso molti dipendenti, almeno il 40% di autisti ha deciso di andare via e cambiare lavoro, sia per il vergognoso ritardo nel pagamento della cassa integrazione sia anche perché fermare un indotto significa togliere dignità ai lavoratori. Siamo una delle categorie maggiormente colpita e che farà fatica ad andare avanti senza ottenere lo stesso trattamento riservato alle guide turistiche e alle agenzie di viaggio che possono contare sul fondo perduto». Così Alberino Pennino presidente dell’AssoBus Campania che rappresenta 150 aziende, 1500 bus turistici che ogni anno contribuiscono ad aumentare la percentuale di incoming in Campania. Lavoratori che fanno parte integrante del settore turistico ma che da novembre 2019 avevano parcheggiato i mezzi con la certezza di poterli riaccendere a marzo 2020. «Gite cancellate, congressi, viaggi religiosi, viaggi verso mete turistiche, fiere, mercatini tutto annullato per l’emergenza sanitaria ancora in corso – elenca Pennino – Già a maggio avevamo chiesto a De Luca di poter prendere in considerazione la nostra proposta, ovvero di affiancare il trasporto pubblico così da garantire ulteriori posti per i lavoratori e gli studenti pendolari. Se qualcuno ci avesse ascoltato forse il trasporto non sarebbe stato l’anello debole del piano anti-Covid, dove si registrano assembramenti e code infinite di utenti esposti più di tutti al rischio contagio». Una possibile soluzione che avrebbe giovato, dunque, alla rete dei trasporti pubblici ma che è rimasta solo su carta e soltanto una promessa. Una strada che, a questo punto, gli associati dell’AssoBus hanno deciso di abbandonare per tentare di percorrerne un’altra e a 48 ore dall’entrata in vigore dell’ultimo Dpcm. Più spese e zeronintroiti, inoltre proprio i titolari delle 150 aziende campane, già in affanno, hanno dovuto rinunciare non soltanto a tanti autisti andati via per la troppa incertezza, ma sono state chiamate a un ulteriore sforzo ovvero il pagamento delle spettanze di fine rapporto. «Tasse che ci sono e che vanno pagate – replica Pennino – soltanto il leasing è stato differito, ma non basta a compensare gli esborsi affrontati in un anno e senza possibilità di introiti». Ieri mattina a Roma la consegna di un documento e ora le dita sono incrociate sperando che quei bus possano continuare a percorrere i chilometri e non restare per altro tempo ancora fermi nelle rimesse.

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