Torre del Greco, il sindaco contesta il premier Conte: «Senza fondi, il Sud sarà spazzato via»

Ciro Formisano,  

Torre del Greco, il sindaco contesta il premier Conte: «Senza fondi, il Sud sarà spazzato via»
Il sindaco Giovanni Palomba

Torre del Greco. Sono le 16 e 30 quando Giovanni Palomba, sindaco di Torre del Greco, risponde al cellulare con cortesia. «Il dpcm? Io, onestamente ci ho capito poco» ripete a denti stretti con un pizzico di rabbia. Parole che incarnano il pensiero di migliaia di amministratori locali. Sindaci ostaggio, in queste ore, in questi giorni di un Governo che tra zone rosse, gialle e verdi ha mandato in confusione anche chi, sul territorio, sarà chiamato a gestire una situazione esplosiva. Mettendoci la faccia. Lo sa bene anche Giovanni Palomba, oggi in isolamento fiduciario in attesa dell’esito del tampone dopo alcuni casi di contagio in Comune.  Da tre giorni è barricato in casa aspettando la chiamata dell’Asl.

Sindaco la pandemia ha bussato anche le porte del suo municipio. Come ne usciremo?

«E’ una situazione complicata. Il virus è tra noi e i dati dei contagi in Campania e nella provincia di Napoli lo testimoniano chiaramente. Stavolta però è più difficile rispetto a qualche mese fa. Dobbiamo gestire due emergenze: una sanitaria ed un’altra sociale».

Cosa pensa delle misure annunciate dal Governo? Saranno efficaci?

«Io da sindaco non farò altro che applicare quelle che saranno le direttive che verranno stabilite dai dcpm. Ma qualche perplessità c’è».

A cosa si riferisce?

«Io amministro una grande città e ora, alle 16 e 30, non so ancora domani cosa accadrà. Mi stanno chiamando i ristoratori per sapere se potranno aprire i negozi. Mi chiamano le mamme per chiedermi della riapertura delle scuole. Ed io non so cosa dire. E’ frustrante».

De Luca ha criticato aspramente il Governo in queste ore. Lei da che parte sta?

«De Luca avrà anche un linguaggio che non piace, ma su questo punto ha perfettamente ragione. Servono decisioni uniformi su tutto il territorio nazionale per evitare caos, confusione e danneggiare ulteriormente i cittadini».

Meglio chiudere tutto dunque?

«In questo momento credo di sì. Ma bisogna creare anche i presupposti per la chiusura».

Si riferisce agli aiuti alle imprese?

«Ovvio. A Torre del Greco, giusto per fare un esempio, ci sono migliaia di persone che vivono e lavorano nel settore della ristorazione. Un settore che lentamente, in questi ultimi mesi, si stava risollevando dopo il caos di primavera. Se le attività chiudono queste persone vanno aiutate subito».

Nella sua città la pandemia economica è iniziata nel 2012 con il fallimento della Deiulemar compagnia di navigazione. Torre del Greco resisterà anche a questa seconda ondata?

«Me lo auguro con tutto il cuore e lo dico da cittadino prima che da amministratore. Questa emergenza rischia di colpire soprattutto il ceto medio. Le piccole e medie imprese, il motore economico della città. Queste persone devono essere sostenute altrimenti alla fine dell’emergenza troveremo le macerie».

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