Sarno, inchiesta sul fiume discarica: nel mirino dei pm 30 anni di sprechi. Tremano i Comuni

Ciro Formisano,  

Sarno, inchiesta sul fiume discarica: nel mirino dei pm 30 anni di sprechi. Tremano i Comuni

Da oltre trent’anni il fiume Sarno rappresenta il più grande scempio ambientale della Campania. Un corso d’acqua che attraversa trentanove Comuni e tre diverse province portandosi dietro liquami, scarichi aziendali, rifiuti di ogni generi e una valanga di misteri. A cominciare dai tanti dubbi sull’utilizzo dei fondi pubblici stanziati per bonifiche e depurazioni mai attuate. Ed è anche attorno a questo tema cruciale che ruota le mega-indagine aperta dalle Procure di Torre Annunziata, Nocera Inferiore ed Avellino. Un enorme lavoro nato qualche mese fa, subito dopo la fine del lockdown, quando il fiume – con lo stop totale delle attività – si era incredibilmente ripulito per poi tornare ad essere la cloaca a cielo aperto di oggi. I pm delle tre Procure che si occupano dei territori bagnati dal Sarno hanno così deciso di unire le forze per dar vita ad un’unica indagine capace di lambire tutti gli illeciti legati all’inquinamento del fiume. E così dopo la chiusura di diverse aziende e gli accertamenti eseguiti sulle false certificazioni degli scarichi, gli inquirenti hanno continuato a scavare per cercare la verità sul letto del fiume più inquinato d’Europa. Ieri mattina, in diversi Comuni, sono   entrati i carabinieri del comando gruppo per la tutela dell’ambiente di Napoli. A funzionari e dirigenti hanno chiesto atti, documenti, determine. Da chiarire ci sono tanti dubbi. A cominciare dall’assenza – accertata – di collettamento tra alcuni Comuni e gli impianti di depurazione. In sostanza i liquami prodotti da aziende ma anche dai privati cittadini per effetto di questa situazione vengono scaricati direttamente nel corso d’acqua «contribuendo – scrivono in una nota congiunta i procuratori di Torre Annunziata (Nunzio Fragliasso) e di Nocera Inferiore (Antonio Centore) – al grave inquinamento sia del fiume Sarno che dell’area marina prospiciente la foce dello stesso». Un lavoro partito – come spiegano i magistrati – dall’esame delle analisi dei campioni d’acqua del fiume effettuati dall’Arpa Campania. Analisi dalle quali sono emersi valori altissimi di «escherichia coli». Valori talmente alti – si legge nella nota ufficiale – da rendere impossibile le rilevazione, specie nel tratto situato in prossimità della foce, ai confini tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia. L’attività per ora coinvolge i Comuni di Angri, Sarno, Scafati, Poggiomarino, Striano e Santa Maria la Carità. Ma a breve il cerchio potrebbe ulteriormente allargarsi. E come detto, oltre alla ricerca degli scarichi fuorilegge ci sono anche altri obiettivi nel mirino dei pm. Tre i punti chiave dell’inchiesta. Dall’accertamento delle cause legate all’inattività di reti fognare e impianti di collettamento passando per la necessità di avere un quadro definito del grado di inquinamento del fiume in merito ai reflui domestici non depurati. Ma anche e soprattutto «verificare l’eventuale stanziamento di fondi pubblici per la realizzazione» delle opere di depurazione e collettamento e «le modalità di utilizzo degli stessi». Temi lambiti, due anni fa, da una relazione firmata dalla commissione parlamentare ecomafie. Un dossier che pose l’accento, tra l’altro, proprio sull’assenza di opere utili a «convogliare i reflui negli impianti di depurazione». Da quell’indagine – nel corso delle quale vennero ascoltati anche alcuni magistrati di Torre Annunziata – venne fuori proprio che i lavori «anche se programmati   ed approvati da molti anni, sono solo in parte stati realizzati». Addirittura si fa riferimento ad opere appaltate e affidate nel 2008 e mai cominciate, a 12 anni di distanza. Un filone d’indagine, quest’ultimo, che potrebbe far luce sulle presunte responsabilità, nello scempio del Sarno, da parte degli enti che – dal 1973 ad oggi – avrebbero potuto porre un freno all’emergenza, velocizzando o attivando le procedure per la depurazione dei reflui – domestici e industriali – che confluiscono nel letto del fiume ormai da decenni.  Alcune inchieste sulla criminalità organizzata – nel corso di questi anni – hanno persino fatto luce sui presunti interessi della camorra nelle opere di bonifica del fiume. I clan delle zone interessate – questo il teorema di diversi pentiti – avrebbero provato a lucrare anche su questo scempio ambientale per mettere le mani sui milioni arrivati da Governo e Comunità Europea. L’emergenza Sarno è comunque stata messa in cima alle priorità anche dall’attuale Governo. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa da mesi sta elogiando il lavoro degli inquirenti in merito alle indagini sull’inquinamento del fiume che ha ovviamente riflessi anche sulla qualità delle acque della fascia costiera vesuviana. E anche ieri, al termine delle operazioni di controllo eseguite dai carabinieri su delega delle procure competenti ha parlato chiaramente di «inadempienze» da parte dei Comuni nel corso di questi anni. «Dopo la stretta sui controlli nelle aziende, dei mesi scorsi – ha affermato il ministro – ritengo sia doveroso controllare anche le amministrazioni pubbliche per fare luce sulle dinamiche che hanno reso inadempienti numerosi Comuni dell’area Sarno nella depurazione delle acque reflue urbane. Se gli inquirenti riscontreranno responsabilità da parte di amministratori e funzionari – ha concluso il ministro – chi ha messo a rischio la salute dei cittadini e danneggiato gravemente l’ambiente farà i conti con la giustizia». Insomma, stavolta si fa sul serio. E oltre alle aziende rischiano di finire sotto indagine anche le figure istituzionali che con errori o omissioni avrebbero contribuito, in questi ultimi trent’anni al più terribile scempio ambientale, assieme alla terra dei fuochi, dell’intera Campania. Un disastro che ha frenato, tra l’altro, lo sviluppo e il rilancio turistico di un’area che potrebbe rappresentare uno dei motori pulsanti dell’economia regionale. Ciro Formisano

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