I commercianti tartassati, cartella esattoriale di 50mila euro a un ristoratore di Boscoreale

Pasquale Malvone,  

I commercianti tartassati, cartella esattoriale di 50mila euro a un ristoratore di Boscoreale
Nella foto piazza Pace, il centro di Boscoreale

C’è una falla nel regolamento che disciplina le tariffe Tari per le utenze non domestiche, ovvero imprese e attività commerciali. Un corto circuito normativo che prevede che anche le coperture degli spazi esterni all’attività, quali gazebo e pensiline, rientrino nel calcolo finale della tassa sulla spazzatura. A farne le spese è stata un’azienda di ristorazione che si è vista recapitare una cartella esattoriale di circa 50 mila euro, relativa agli ultimi 5 anni. Una cifra da capogiro che soprattutto in questo momento di forte crisi economica dovuta alla pandemia Covid-19 è un colpo durissimo. La cartella esattoriale è stata elaborata e inviata dalla Creset, società incaricata dal comune per il recupero dell’evasione e dell’elusione delle imposte comunali. E per quanto iniqua, la Creset non ha fatto altro che applicare la norma vigente. La questione era nota da tempo ed era stata sottoposta all’assessore al ramo, Giuseppe Langella, che, in tempi non sospetti, aveva assicurato il suo intervento. Una soluzione a portata di mano che poteva e doveva essere affrontata per correggere un regolamento che evidentemente non tiene conto della specificità delle aziende. Non è mai troppo per metterci una toppa, anche se sarà difficile vedere in campo Langella, ormai sempre più lontano dalla giunta. Intanto nelle ultime settimane, i contribuenti boschesi si sono visti recapitare migliaia di accertamenti relativi all’imposta municipale degli ultimi quattro anni. E più precisamente dal 2015 al 2019. Per il 2015 c’è il rischio che le cartelle esattoriale vadano in prescrizione, visto che dopo cinque anni il comune non avrà più la possibilità di avanzare pretese. Per gli altri anni, invece, ci sarebbe stato tempo e modo per verificare eventuali irregolarità e sollecitare i cittadini morosi. Soprattutto ora che l’emergenza economica fa più paura dell’emergenza sanitaria scoppiata per il Covid-19, al punto che il Governo sta facendo di tutto per evitare un nuovo lockdown. Inoltre l’accesso agli uffici comunali è consentito solo attraverso la prenotazione telefonica. Se poi a ciò si aggiunge che i cittadini destinatari dell’accertamento hanno a disposizione solo sessanta di giorni per chiarire la loro posizione, la vicenda si complica ulteriormente. Pare, poi, che le verifiche siano state fatte direttamente al catasto centrale e non dal database del comune che nel frattempo aveva sanato alcune “anomalie”. Per le sanzioni Cosap, l’amministrazione ha invece teso una mano ai trasgressori, approvando la modifica del regolamento che disciplina l’occupazione di spazi e aree pubbliche, che prevedeva l’applicazione di interessi del 200% per i canoni non corrisposti. In sintesi, di fronte ad un accertamento di cento euro, il contribuente rischiava di pagare altri duecento solo di interessi. Un provvedimento iniquo che rischiava di scatenare una vera e propria sommossa popolare, soprattutto a seguito delle notifiche spedite dalla Creset. Si tratta di intimazioni di pagamento che fanno riferimento al 2014 e notificate il 31 dicembre 2019, muovendosi sul filo del rasoio ed evitando così che andassero in prescrizione a partire dal primo gennaio.

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