Case sequestrate a Sant’Agnello, il dolore dei bimbi e delle famiglie: «Aiutateci»

Salvatore Dare,  

Case sequestrate a Sant’Agnello, il dolore dei bimbi e delle famiglie: «Aiutateci»

Miki, tre anni. Miriam, sette. Mariano, Francy e Irene, otto. I loro occhi sono gonfi di stupore. Scrutano con sguardo curioso le magliette appoggiate sulla recinzione del parco di via monsignor Bonaventura Gargiulo. Ci sono i loro nomi, scritti con il pennarello nero, al fianco di striscioni e cartelli. I bimbi sorridono poco. Pian piano, si avvicinano al cancello bianco mentre i genitori – tutti muniti di mascherina e a distanza di sicurezza – manifestano pacificamente e lanciano l’ennesimo appello alla Procura di Torre Annunziata: «Siamo vittime, ridateci le nostre abitazioni». Miki, Miriam, Mariano, Francy e Irene si fermano all’ingresso sbarrato, intravedono le loro case in lontananza e si imbattono in quel decreto incollato sul porticino. E’ un atto di febbraio e che ha sconvolto le loro vite.

Le vite di 53 famiglie disperate. Ciò che è scritto è un pugno in pieno volto: «Locale posto sotto sequestro giudiziario». Italia, 2020. Delle famiglie partecipano a un bando indetto dal Comune di Sant’Agnello, anticipano centinaia di migliaia di euro per prenotare le abitazioni, si impegnano per l’arredo degli appartamenti, rifiniscono il trasloco e a 72 ore dalla consegna delle abitazioni vedono scattare i sigilli. Motivo? Secondo la Procura di Torre Annunziata, i 53 alloggi sono fuorilegge. Ci sono al momento quattro indagati a piede libero: si tratta dell’ingegnere Antonio Elefante e il commercialista Massimiliano Zurlo (della Shs, società beneficiaria del permesso di costruire) e di Francesco Gargiulo e Danilo Esposito (già amministratori di New Electra, l’impresa edile di Piano di Sorrento che ha realizzato i lavori).

Le famiglie, alcuni mesi fa, hanno chiesto alla magistratura di fare chiarezza, ma a detta della Procura di Torre Annunziata – come riferito già dagli aggiudicatari in un’altra manifestazione – «ci hanno detto di metterci una pietra sopra». Di male in peggio: le famiglie non solo stanno subendo il danno clamoroso di non poter avere quella casa sognata da tempo, ma devono fare i conti con la beffa dettata dal fatto che in piena pandemia e nel vivo dell’emergenza economica hanno speso soldi «inutilmente» e che potrebbero essere rimborsati solo tra qualche anno. E sempre se, è tutto da dimostrare ancora, ci sarà una sentenza che attesterà responsabilità penali e civili di terzi. Sì, perché le indagini non sono ancora chiuse, di processo neppure l’ombra e il tempo continua a scorrere. C’è chi vive in una casa di fortuna dove il distanziamento sociale è utopia, altri hanno dovuto chiedere ospitalità ai genitori. Una follia. Senza dimenticare che in tutta questa querelle pesano come macigni le parole dei magistrati del Tribunale del Riesame di Napoli, che in estate confermarono i sigilli parlando di «non trascurabile malafede» da parte del Comune. «Chiediamo la chiusura delle indagini, non possiamo più aspettare – dicono le famiglie in una lettera – La perizia tecnico urbanistica del consulente della Procura ancora non è stata depositata, mentre nel febbraio dello stesso anno era già pronta la relazione preliminare».

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