Torre Annunziata, seconda nonnina morta nel lazzaretto abusivo. I pm indagano anche sul Comune

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata, seconda nonnina morta nel lazzaretto abusivo. I pm indagano anche sul Comune

Hanno deciso di dedicarsi alle otto anziane rimaste nella casa di cura – abusiva – di Torre Annunziata. E gratuitamente. L’hanno fatto senza pensarci troppo. Hanno salutato i loro familiari, indossato le tute che soffocano il corpo e le mascherine che cancellano il sorriso, per poi entrare nel focolaio Covid, al civico 112 di corso Umberto I. Consapevoli che anche per loro il rischio di contagio è alto.  Sono i volontari guidati dal medico Mario Trerè che hanno scelto di donare una speranza, un riscatto alle anziane dimenticate in una struttura fantasma nel cuore di Torre Annunziata. Non si sono voltati dall’altra parte e non hanno fatto finta di non vedere come chi, per anni, ha finto di non sapere che in quell’appartamento ci fosse una casa per anziani senza autorizzazione. Ma quando hanno aperto la porta di ingresso marrone lucido consumato dal tempo sono rimasti impietriti. «E’ un lazzaretto abusivo» sconvolto il dottore Treré, che prova a raccontare l’inferno che ha visto con i suoi occhi.

«Ci sono otto anziane, sei sono autonome anche se a fatica camminano ma le altre due sono allettate – spiega – Ognuna di loro ha una patologia diversa, c’è chi soffre di demenza, chi ha disturbi acuti e chi convive con patologie tumorali. Da giorni non mangiavano, né bevevano, completamente denutrite da tempo. Non erano sottoposte più alle terapie e questo non ha fatto altro che peggiorare le loro condizioni. C’era sporcizia ovunque anche perché l’unica volontaria che prestava assistenza è scappata via, forse anche per paura, lasciandole sole». Mentre Mario è a telefono con Metropolis raccontando l’inferno che scorre in quella struttura in una città che continua a vivere la sua quotidianità indifferente, sua moglie è nella casa abusiva: «E’ stata la prima a volermi aiutare in questa scelta, rischiosa, ma che speriamo possa salvare quelle anziane che vivono in uno stato di inconsapevolezza di quello che è accaduto e ancora peggio di quello che accadeva, perché il Covid ha fatto solo precipitare una situazione già grave». E ancora: «Stiamo cercando di portarle a uno stato di normalità anche se è difficile, abbiamo preparato pasti caldi, ad ognuna abbiamo ripreso il piano terapeutico al quale doveva essere sottoposta e ci auguriamo che le condizioni migliorino». Negli occhi del medico però la scena dell’anziana morta, da sola, in quel letto senza che le anziane potessero aiutarla: «Siamo arrivati alle quattro e mezza nella struttura e la donna era già deceduta almeno da tre ore. Questo vuol dire che le anziane sono rimaste con lei, impotenti a vegliare su di lei». Una scena drammatica. Come drammatica è tutta la vicenda.

Intanto il pm Marianna Ricci ha deciso di vederci chiaro in questa vicenda avvolta da troppe ombre. Dopo aver aperto il fascicolo, ha ordinato il sequestro delle salme di entrambe le anziane. Lunedì mattina verrà affidato l’incarico ai medici per effettuare l’autopsia su entrambe le anziane decedute. La prima vittima aveva 97 anni. E’ deceduta venerdì pomeriggio. La seconda si è spenta nella notte tra venerdì e sabato: aveva 76 anni ed era stata trasportata in ospedale a Castellammare di Stabia mercoledì. I magistrati vogliono capire se l’aggravamento delle loro condizioni siano state determinate dal contagio da Covid. Dopo l’autopsia le salme saranno restituite ai familiari per l’ultimo saluto. Un lutto che non colpisce non solo i familiari ma anche la città di Torre Annunziata. Intanto gli operatori che sono risultati positivi e che domenica hanno lasciato la struttura sono in quarantena obbligatoria ma non è escluso che saranno ascoltati dalla magistratura per capire cosa sia accaduto nella struttura ma soprattutto che tipo di prestazione lavorativa offrivano in una struttura abusiva. Una serie di dettagli che potrebbe far scatenare un vero e proprio putiferio sul quale la Procura di Torre Annunziata è decisa ad andare fino in fondo. L’inchiesta avanza a trecentossessanta gradi. Non a caso gli inquirenti intendono definire pure il ruolo del Comune. Si cerca di capire se vi sono responsabilità dell’ente, se sono stati effettuati controlli nell’ultimo periodo e se ci sono ulteriori responsabilità.

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