Le notti in ambulanza a Castellammare: «Attese di 12 ore al San Leonardo, siamo stremati»

Tiziano Valle,  

Le notti in ambulanza a Castellammare: «Attese di 12 ore al San Leonardo, siamo stremati»

Agostino e Vitaliya hanno trascorso la notte all’interno dell’ambulanza. Si sono riparati dal freddo con i giubbotti e una coperta, cercando di riposare qualche ora su sediolini scomodi. Hanno trascorso quasi dodici ore a bordo di quel mezzo di soccorso e per almeno quattro ore hanno dovuto indossare la tuta anti-contagio, che oltre a soffocare chi ci si rifugia dentro non consente nemmeno di espletare i propri bisogni. Agostino e Vitaliya sono due delle decine di operatori sanitari che ormai da giorni si mettono in fila a bordo della loro ambulanza nel piazzale del pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, con i pazienti affetti da Covid-19. Sanno che non ci sono posti letto e che dovranno attendere ore per sbarellare e tornare in postazione. I primi giorni sono stati terribili: per tutto il tempo d’attesa hanno dovuto indossare la tuta anti-contagio. Una condizione disumana. Da qualche giorno è stata trovata una mediazione. «Ci consentono di sistemare i pazienti all’interno del pronto soccorso con le barelle dell’ambulanza», racconta Agostino Cascone, autista di uno dei mezzi del 118. «Questo ci permette quantomeno di togliere la tuta e sanificare l’ambulanza, grazie a un sistema che ci ha messo a disposizione la centrale operativa – continua – Ovviamente non possiamo lasciare il parcheggio dell’ospedale San Leonardo fino a quando non si libera la barella, anche perché altrimenti i medici e gli infermieri del pronto soccorso non saprebbero dove sistemare le persone che hanno bisogno di assistenza». Per questo motivo possono passare ore prima di tornare in postazione o addirittura direttamente a casa, poiché il turno di lavoro potrebbe già essere finito da un pezzo. «Quando ci comunicano che la barella è pronta indossiamo nuovamente le tute, la recuperiamo e poi dobbiamo aspettare che venga sanificata prima di sistemarla nuovamente sull’ambulanza – racconta Agostino – A me è capitato anche di aspettare per dieci ore nel pronto soccorso del San Leonardo e ovviamente quando accade di notte cerchi almeno di riposare un po’». I negazionisti che da giorni vedono le foto del parcheggio del San Leonardo affollato da ambulanze, inventano le storie più strampalate per cercare di sfuggire all’evidenza di una situazione drammatica. «Quando le porte sono aperte significa che l’ambulanza è stata appena sottoposta a sanificazione e quindi bisogna far passare un po’ di aria prima di poter risalire a bordo – spiega Agostino – Questo non significa che l’ambulanza non è impegnata, tutt’altro. Purtroppo non ci sono più posti letto disponibili nel pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo e anche le barelle sono tutte occupate. Non fosse per quelle in dotazione alle ambulanze, le persone verrebbero sistemate a terra». E quando si libera la barella dell’ambulanza significa che si è liberato un posto letto perché qualcuno è stato dimesso oppure, come purtroppo accade, perché qualcuno non è riuscito a vincere la sua battaglia con il Covid-19. «Ciò che fa rabbia è vedere tante auto e persone girare liberamente per le strade, quando torniamo in postazione – dice Agostino – Noi lottiamo dalla mattina alla sera per capire dove portare gli ammalati e garantire l’assistenza. Trascorriamo ore e ore in attesa di poter sbarellare e invece c’è gente che si mette in macchina e si mette nel traffico per andare a fare una passeggiata. Se si continua così, difficilmente ne usciremo a mio avviso». Mentre sta sorgendo l’alba, un collega avverte Agostino che la sua barella si è liberata. La persona che ha trasferito in ospedale ha trovato un posto letto «finalmente». Dopo la sanificazione della barella, l’autista saluta i colleghi che sono ancora in attesa: «Ci ritroveremo qui, purtroppo».

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