Libera Velo canta ‘A Sguarrona, biografia di donne dimenticate

Rocco Traisci,  

Libera Velo canta ‘A Sguarrona, biografia di donne dimenticate

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di Carmen Vicinanza. ‘A Sguarrona è il terzo album di Libera Velo, voce calda e sensuale, rocciosa e blues, che vanta collaborazioni con “24 Grana”, “Foja”, “ Sangue Mostro”, “Living Theater” e tanti altri.  Questo disco segue “Riffa” del 2007 e “Rizoma contro Albero” del 2013. Un disco bello, maturo che rappresenta un viaggio nel tempo della Sguarrona, in napoletano ‘donna che va a cavallo come un maschio’. Un’esplorazione che partendo dalla Napoli di inizio del ‘900, arriva in Africa e attraversa il suono caraibico/anglofono e antirazzista del Two/Tone. Un ibrido sonoro e linguistico coraggioso e riuscito. Canzoni nate dalla certosina ricerca della musicista sulle biografie, spesso poco conosciute, di maestre della cultura campana come la poeta e giornalista Maria Luisa d’Aquino la “Saffo Campana”; Ria Rosa “Nonna del Femminismo”; Elvira Notari pioniera della cinematografia; Lucia Conte fotografa e imprenditrice. Intermittenze che testimoniano l’orecchio attento di Libera Velo ai nuovi orizzonti ecotransfemministi della Black Music. Alla produzione artistica ha collaborato il maestro Luigi Scialdone, compositore di colonne sonore di film come “L’arte delle Felicità” e “Gatta Cenerentola”. La sala di registrazione è stata l’Auditorium Novecento, storico studio dal 1901. Un concept album che apre con un Epitaffio dedicato a Maria Luisa d’Aquino e alla sua visione della Napoli del 1948, seguono racconti di ieri e di oggi, storie di naufragi, di viaggi dolorosi e di colonie africane, vita vissuta del passato e del presente, su bit in levare e clavi da Calipso, descritte con parole volutamente semplici e marcatamente antirazziste e laiche. Libera, che lo è di nome e di fatto, mi racconta che per l’uscita dell’album, ha scelto di fondare una sua propria etichetta “MastU” per un’esigenza di totale autonomia artistica. “Il disco è nato dalla lettura di un libercolo sulle figure femminili della tradizione campana, ho incontrato storie di donne che mi hanno affascinato per la loro forza e volontà. Siamo agli inizi del secolo scorso e rappresentano la prima porta d’apertura di un modo diverso di sentire il femminile. Donne coraggiose e orgogliose, come Lucia Conte, grande imprenditrice napoletana che ha subito un processo dal marito che l’aveva tradita e da cui non ha voluto accettare buonuscite. Una donna che da giovanissima con documenti falsi è andata a Tripoli per sposare un giovane soldato e lì ha scoperto il fascismo e ne è diventata oppositrice”. In questo disco troviamo migrazione, erotismo, contemporaneità, scuola pubblica, diritti civili, passione per la ricerca. “Ogni storia veniva fuori con una sua eco di suoni. Ogni brano è stato scritto immaginando un sound che vi era legato. Poi ho avuto la fortuna di incontrare Luigi Scialdone che si è innamorato del progetto e ha scritto delle meravigliose partiture tracciando una crasi tra Napoli e i Caraibi”.

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