Nola, l’ospedale scoppia: mancano medici e ossigeno

Andrea Ripa,  

Nola, l’ospedale scoppia: mancano medici e ossigeno

Le ambulanze in coda davanti all’ospedale attendono ora prima di poter far scendere i pazienti che aspettano le cure. All’interno i medici bardati nelle tute bianche fanno fatica a garantire l’assistenza. E più entrano persone, più mancano posti letto. Nel pronto soccorso al collasso dell’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola, già chiuso in più d’una circostanza nei mesi difficili della seconda ondata di Covid, ogni giorno è un inferno. Tra il via vai di pazienti, la decisione di «curare» soltanto i codici rosso. E i letti, che piano piano si assottigliano. I pazienti Covid ricoverati nel nosocomio bruniano sono 60 e i reparti, oltre al pronto soccorso che all’inizio ne avrebbe potuti ospitare soltanto 12, cominciano a essere delocalizzati in altre strutture. Mancano letti, mancano medici – perché i soli due arrivati negli ultimi giorni non bastano a coprire l’emergenza di dottori scoppiata in corsia – e manca ossigeno per i pazienti, anche le bombole sembrano essere diventate introvabili. Spesso scarseggiano anche le mascherine. Nella trincea di uno degli ospedali con il più grosso bacino d’utenza della provincia di Napoli – oltre seicentomila persone – ogni giorno che passa rischia di mandare in tilt l’intero sistema. Crescono, tra i «soldati» della guerra per garantire la salute, anche i contagi. Le scene viste a Napoli e a Castellammare nei giorni scorsi, si rivedono anche qui, nel nosocomio che un tempo avrebbe dovuto essere soltanto «punto d’appoggio» per i pazienti affetti da Coronavirus che poi avrebbero dovuto ricevere cure negli ospedali destinati a gestire l’emergenza. Con i Covid H ingolfati, chi ha bisogno di cure per sconfiggere il virus viene trasferito negli ospedali «tradizionali» come Nola e Castellammare di Stabia. Strutture fragili, a dispetto dei «miracoli» decantanti dal governatore della Campania, che ogni giorno rischiano il collasso. «La situazione nei distretti e negli ospedali dell’Asl Napoli 3 Sud è al collasso. I pronto soccorso dell’ospedale di Nola e di Castellammare di Stabia sono chiusi per il sovraccarico di pazienti positivi Covid. Le ambulanze sono costrette a sostare ore prima di poter dare in carico i pazienti», si legge in una nota della Cisl di ieri mattina a firma del coordinatore Franco Napoli. «Malgrado gli sforzi ci troviamo di fronte a una situazione ancora più grave di quella della prima ondata di pandemia, a marzo. A Nola il numero dei contagiati è in crescita e le strutture pronte ad ospitare i positivi al virus hanno terminato i posti disponibili. Il pronto soccorso dell’ospedale di Nola è chiuso – prosegue Napoli – il nosocomio mostra chiari segni di difficoltà e a pagarne le conseguenze sono i pazienti e il personale sanitario, in particolare modo gli infermieri, gli operatori socio sanitari e i tecnici che si sono visti inseriti in turni massacranti, senza percorsi idonei e con ridotta disponibilità di dispositivi di protezione». Accuse forti che sottolineano l’incapacità gestionale in una situazione di emergenza, dove viene messa a rischio la sicurezza di pazienti e del personale medico.

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