Scafati. Non ci sono posti letto in ospedale, paziente muore in ambulanza

Adriano Falanga,  

Scafati. Non ci sono posti letto in ospedale, paziente muore in ambulanza

Tensione e carabinieri al pronto soccorso. Il suo cuore ha ceduto ancora prima di raggiungere l’ospedale, mentre era ancora sull’ambulanza del 118 che lo stava accompagnando al Covid Hospital di Scafati. E’ arrivato purtroppo già in arresto cardiocircolatorio un 52 enne di Pagani, con una saturazione sotto i 50. A nulla sono serviti i tentativi dei sanitari di rianimarlo.

L’uomo, cardiopatico, aveva subito un intervento al cuore mesi fa, ma le sue condizioni erano decisamente buone, quando è risultato essere positivo al Sarscov2. Seguito a domicilio dal medico curante, il 52enne in un primo momento si era ripreso, salvo poi il ripresentarsi della febbre accompagnata da problemi respiratori che si sono lentamente aggravati fino a far precipitare la situazione ieri mattina. Quando l’ambulanza è arrivata a Scafati ha trovato una lunga fila di mezzi davanti, in attesa di poter sbarellare i propri pazienti.

A bordo soggetti con polmonite e necessità di supporto respiratorio. Il 52enne in codice rosso era anche riuscito a superare la fila, ma era tardi. Tra i malati in attesa anche una signora 89enne da un giorno in fila a bordo dell’ambulanza che la trasporta. Una situazione difficile, causa di forte stress e tensione tra gli stessi operatori del 118 con i colleghi del pronto soccorso. Sono due giorni che sul posto sono dovuti intervenire i carabinieri a sedare gli animi, identificando sia i pazienti che i medici del 118 a bordo delle ambulanze in sosta. «Siamo in fila dalle 10 di ieri mattina», racconta uno degli operatori che non ha mai tolto la tuta e la mascherina necessaria per evitare il rischio del contagio.

A mancare non sono solo i posti letto, ma anche e soprattutto l’ossigeno. Chi arriva su un mezzo di soccorso finisce presto con l’esaurire la scorta di ossigeno disponibile, non è raro oramai vedere lunghi tubicini volanti trasportare ossigeno ai pazienti in barella, direttamente dalle bombole del pronto soccorso. Quando sono disponibili però, perché in assenza si rischia seriamente di far mancare il supporto al malato. Ed è stata questa la causa che ha comportato l’inasprimento dei toni giovedì notte tra un medico del 118 e un collega di turno allo Scarlato. La tensione sale perché si teme per la vita del paziente, e non è la prima volta che si è sfiorata la rissa.

“Dall’una di stanotte il nostro paziente aspetta in ambulanza, la paziente prima della nostra ambulanza aspetta da 24 ore, in questo momento in fila abbiamo cinque ambulanze – lo sfogo di un medico 118 – I presidi dpi mancano, ne abbiamo uno solo rimasto, dobbiamo andarli a prendere però non abbiamo il tempo materiale perché appena finito un intervento veniamoattivati su un altro. Non veniamo nemmeno autorizzati a trasportare i pazienti in altre province”. Oltre a tenere l’ambulanza impegnata e non disponibile per altre chiamate, non strettamente legate al Covid. Intanto al Comune di Scafati ieri mattina un nuovo dipendente risultato positivo, con nuova evacuazione degli uffici e relativa sanificazione.

L’uomo, impiegato all’ufficio tecnico, era stato al proprio posto di lavoro fino al giorno prima. Torna invece al proprio posto, dopo l’esperienza Covid, l’assessore ai Lavori Pubblici Arcangelo Sicignano.

CRONACA