Affare spaccio a Castellammare: i Vitale rischiano il processo

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Affare spaccio a Castellammare: i Vitale rischiano il processo

Le indagini sono chiuse. Gli otto sospettati finiti nel mirino della Direzione Distrettuale Antimafia adesso rischiano di finire tutti a processo. Nel mirino della vicenda giudiziaria ci sono i Vitale, famiglia del Centro Storico di Castellammare di Stabia che ha in mano – secondo l’Antimafia – l’affare spaccio nel cuore della città. L’accusa Al centro del fascicolo messo insieme dalle indagini del sostituto procuratore Giuseppe Cimmarotta – il pm che indaga sugli affari della criminalità organizzata stabiese – l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere specializzata nello spaccio e nel traffico di sostanze stupefacenti attiva fino al 2017. Organizzazione di cui erano a capo – per la Dda – i fratelli Luigi, Maurizio e Pasquale Vitale, ritenuti i promotori, dirigenti e organizzatori del sodalizio criminoso ritratto dagli inquirenti. Un gruppo ritenuto colpevole di «una pluralità indeterminata» di episodi di spaccio. In particolare cocaina e marijuana. Il gruppo si sarebbe avvalso anche di alcuni minorenni. Tra questi anche un soggetto – per il quale si procederà dinanzi al tribunale per i Minori di Napoli – che avrebbe gestito la cassa dell’organizzazione. Dell’associazione per delinquere avrebbero fatto parte anche Raffaele Di Leva, Luigi Russo ed Enzo Guarino, ritenuti gli «esecutori materiali» delle direttive dei Vitale nella distribuzione al dettaglio degli stupefacenti nel rione Santa Caterina. Tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari anche Vincenzo Di Palma e Giovanni Battista Panariello, ritenuti i responsabili di un pestaggio, avvenuto nel settembre del 2017.  Entrambi devono rispondere dell’accusa di lesioni personali. Pasquale Vitale, inoltre, è anche accusato di detenzione illegale di una pistola calibro 40. Gli indagati (a eccezione di Pasquale Vitale, Vincenzo Di Palma e Giovan Battista Panariello) sono tutti in carcere. La difesa Accuse che la difesa – composta dagli avvocati Francesco Romano, Antonio De Martino, Gennaro Somma e Giuliano Sorrentino – proverà a scalfire con memorie e osservazioni. Elementi già emersi, tra l’altro, nel corso del lungo braccio di ferro  andato in scena davanti ai giudici del tribunale del Riesame e della Cassazione. Un valzer di ricorsi contro l’applicazione delle misure cautelari richieste dall’Antimafia che si è chiuso a settembre scorso con la decisione dei giudici capitolini di confermare l’arresto di sei indagati. Tutti ritenuti legati al sodalizio che gestisce l’affare spaccio nel Centro Antico di Castellammare di Stabia. Per la Dda i Vitale non sono altro che un gruppo satellite del più potente clan D’Alessandro.

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