Campania, la sanità al collasso chiede aiuto ai privati

Vincenzo Lamberti,  

Campania, la sanità al collasso chiede aiuto ai privati

Le cliniche private potrebbero salvare, almeno in questa prima fase della seconda ondata, la già martoriata sanità pubblica campana. Da ieri, infatti, gli ospedali pubblici che erano nel caos per la pressione di malati e ambulanze che non riuscivano a far accettare i pazienti sono tornati a respirare. All’ospedale San Leonardo, dove nella giornata di ieri si sono contati altri due decessi per Covid (vedi l’articolo a pagina 3), le scene delle ambulanze ferme nel parcheggio del pronto soccorso non si sono fortunatamente ripetute. Anche perché proprio ieri ha finalmente trovato applicazione l’accordo dell’Asl Napoli 3 Sud con le strutture private convenzionate che si sono proposte per accettare i ricoveri di ammalati di coronavirus e alleggerire il peso sugli ospedali pubblici. Da 24 ore, infatti, già i primi dodici pazienti sono stati trasferiti dalle strutture sanitarie pubbliche. «Si tratta di 4 pazienti in sub intensiva e otto ricoveri ordinari» conferma Gaetano D’Onofrio, direttore sanitario dell’Asl Napoli 3 Sud. Fino a questo momento, dunque, sono 5 le cliniche private che hanno stretto convenzioni con l’Asl. La Clinica Maria Rosaria di Pompei, la Grimaldi di San Giorgio a Cremano, la Meluccia di Pomigliano d’Arco e la Santa Maria del Pozzo di Somma Vesuviana hanno già dato la disponibilità per accettare i pazienti che, attualmente, sono ricoverati nelle strutture ospedaliere ormai al collasso da giorni. Nelle ultime ore anche la Clinica Bianchi di Portici, una delle strutture più grandi sul territorio della Napoli 3 Sud, ha dato la sua disponibilità mettendo a disposizione oltre 40 posti di ricoveri ordinari per i pazienti contagiati. Ma è proprio questo il nodo su cui si sta dibattendo in queste ore. «E’ chiaro che per la piega che ha preso la situazione – dichiara il direttore sanitario dell’Asl Napoli 3 Sud, Gaetano D’Onofrio – serve principalmente una disponibilità di posti almeno di sub intensiva. Stiamo dunque valutando, attraverso dispositivi e mezzi clinici a disposizione, che anche quei posti di ricovero ordinario possano almeno garantire una ventilazione o un’ossigenazione per poter curare quei pazienti che necessitano di una terapia diversa da quella standard». Al di là dunque delle ulteriori convenzioni che potrebbero essere state strette in queste ore la sanità campana, in ginocchio dopo i tagli scellerati portati avanti dalle coalizioni che hanno governato la Regione negli ultimi 15 anni, potrebbe essere salvata solo dall’aiuto dei privati. Ovviamente, in un momento caotico e difficile come questo, si tratta di convenzioni che avranno anche un costo sul bilancio regionale e dunque sulle tasche dei cittadini campani. Considerando anche che per assistere i pazienti ammalati di Covid bisogna fare riferimento a personale di altissima qualità e professionalità. Nella giornata di ieri anche il Covid Hospital di Boscotrecase – altro nosocomio di frontiera – ha respirato grazie all’aiuto dei privati. Nessun decesso nella struttura indicata dall’Asl come nosocomio per la lotta al virus, ma arrivi sempre bloccati a causa dell’occupazione dei posti. E, per, ora non se ne parla degli ampliamenti che erano stati promessi già alla fine di ottobre almeno per le terapie intensive.

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