Torre Annunziata, tentò di uccidere il figlio del boss: 14 anni al ras del clan Gallo

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, tentò di uccidere il figlio del boss: 14 anni al ras del clan Gallo

Aveva deciso di giocarsi l’ultima “carta” a sua disposizione: il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani. Un tentativo estremo per provare a ribaltare quella condanna incassata per tentato omicidio. Ma a dispetto delle ombre sulle indagini sollevate dalla difesa i giudici di Strasburgo hanno confermato la sentenza. Michele Visiello, ritenuto legato al clan Gallo-Cavalieri, dovrà scontare 14 anni di reclusione. L’uomo, infatti, è considerato il responsabile di un agguato commesso, nel 2009, ai danni del figlio di un ras del clan Gionta, la cosca rivale dei Gallo. Un delitto di stampo mafioso, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che rappresenta uno degli ultimi atti della guerra di camorra che per un decennio ha visto contrapposte le due cosche. Ma nonostante 4 sentenze di condanna nei vari gradi di giudizio la difesa non molla. L’avvocato Mauro Porcelli, che difende la famiglia Visiello, ha annunciato di aver avviato altre indagini difensive per scagionare da ogni accusa l’imputato. Il raid Il raid a maggio del 2009. In corso Umberto I, a Torre Annunziata, si scontrano due gruppi di persone in sella a una decina di motorini. Ad avere la peggio è un ragazzino minorenne. E’ il figlio di un  killer del clan Gionta. Il giovane è ridotto male. Resta in coma per diversi giorni nel reparto di rianimazione dell’ospedale “Cardarelli” di Napoli. Appena esce va a trovare suo padre in carcere e gli racconta tutto. «C’era pure Michele ‘a rotella», la confessione choc della vittima al genitore captata dalle microspie installate dalla Dda. Michele ‘a rotella, per gli inquirenti, è Michele Visiello. Scatta l’inchiesta. Visiello viene arrestato e condannato, per tentato omicidio, in primo e secondo grado. Anche la Cassazione blinda le accuse a carico dell’imputato. Ma la difesa chiede la revisione del processo sostenendo che dai verbali desecretati di alcuni pentiti un tempo legati al clan Gallo sarebbe emerso che in realtà Visiello non partecipò a quella spedizione punitiva. Dichiarazioni non prese però in considerazione dai giudici. Da qui l’ennesimo ricorso presentato stavolta alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per chiedere la revisione del processo alla luce dei racconti di alcuni collaboratori di giustizia già bollati come “attendibili” in altri procedimenti per camorra. Ma anche la Cedu ha deciso di confermare la condanna a 14 anni per Visiello. Nonostante i quattro gradi di giudizio però il processo potrebbe non essere finito. La difesa, infatti, non molla la presa. E annuncia l’avvio di nuove indagini difensive per scagionare l’imputato.

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